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Tumore al seno: famiglia, ambiente e società
Dopo tanti anni di lavoro nella riabilitazione del
linfedema post chirurgico al seno, ho avuto modo di capire il disaggio
fisico ed emotivo che comporta nella vita della paziente operata; i
problemi sociali, famigliari e lavorativi. Qualche volta, non ci
accorgiamo della importanza che questo mutamento fisico rappresenta per la
paziente, fino al momento in cui inizia a parlarci. Prima ancora
d’iniziare a vedere l’aspetto patologico, vorrei far notare che noi
non siamo nè psicologi, nè psicoterapeuti, nè abbiamo alcuna competenza
nel campo, ma passiamo molto tempo con le pazienti e le ascoltiamo. Il
nostro rapporto è fondamentale per aiutare a liberare l’ansia
e lo stress che loro hanno accumulato. Perciò ritengo sia
fondamentale che il terapista sia in grado di dare alla paziente il primo
sostegno quando si svolge la terapia fisica. Drenare significa, cambiare,
mandare via, spostare, canalizzare i liquidi e le proteine linfatiche che
si sono accumulati e provocano un linfedema. Il linfodrenaggio ha manovre
e tempi lenti ed armoniosi e così la terapia è adatta per farlo . Si
parla moltissimo della preparazione a livello delle infermieri/re e dei
medici, ma poco del supporto che un terapista fornisce al malato di
cancro. Invece, noi vediamo la paziente due o tre volta la settimana e
trattiamo non solo il problema fisico ma anche quello più profondo:
quello emotivo. Di solito le ferite cicatrizzano prima della mente nelle
donne operate al seno, la chirurgia mammaria ha degli effetti devastanti
in loro, dal momento che il seno rappresenta essere madre con rispetto ai
figli e essere donna per il partner. La
paziente che viene da noi lo fa per risolvere un problema meccanico e
fisico che le provoca dolore, pesantezza, gonfiore, ecc. Il compito nostro
è alleggerire tutti questi sintomi e dare di nuovo una forma ad un arto o
tutte due con la terapia. Normalmente
si tiene un primo incontro con la persona per avere un quadro generale
della situazione con l’osservazione e la palpazione, storia clinica e
accertamenti realizzati fino a quel momento. In
questo nostro primo incontro valutiamo la gravità del problema e
decidiamo, d'accordo con la paziente, la terapia da fare. Diamo dei
consigli e chiediamo una netta collaborazione da parte sua per svolgere
una terapia corretta con ottimi risultati. Considerando che l'essere umano è tutt'uno, la parte emotiva deve essere considerata nello stesso piano di quella fisica. Una persona che non è disposta a collaborare nella terapia non avrà nessun risultato.
Stella Maris Glowinski
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