Comparazione della Mammografia CR con la Mammografia analogica.

 

 

Sono un radiologo  che si occupa  prevalentemente  di Senologia.

Nella mia sezione  abbiamo  due  mammografi:uno di ultima  generazione, il  GE  DMR + a doppio anodo, ed uno piu' vecchio, un Siemens Mammomat  del 93.

Pellicole  mammografiche AGFA e sviluppatrice AGFA.

Si eseguono circa  3500 mammografie all'anno.

In vista di una prossimo trasloco al nuovo reparto, in cui utilizzeremo un sistema  CR dell'AGFA  per la diagnostica generale, abbiamo in progetto il passaggio dalla  mammografia analogica con schermo-film , alla  digitale  computerizzata  AGFA  EMBRACE CR.

Su lavori visti in letteratura  la comparazione delle due metodiche SFM e CRM (vedi SHAW in  ACADEMIC RAD   del 98) ha dato ancora un risultato migliore per la metodica  analogica, specie  per l'identificazione delle calcificazioni.

Alla luce dei miglioramenti tecnici dell'industria nella CR (FUJI, AGFA) e' ancora valida questa  valutazione?

La digitale diretta  DR   e' ancora troppo costosa  ed ancora " Work in progress", come dicevano tutti i relatori alle riunioni di Firenze e di Bologna.

La soluzione  con CR  sarebbe  sulla carta  la migliore.

Che  cosa ne pensate ?

 

N.A. 

 

 

 

 

Rispondono  Cosimo di Maggio, dell’Università di Padova, e Stefano Ciatto, del CSPO di Firenze

 

 

 

La mammografia digitale (MD) è sicuramente il futuro ma la mammografia screen-film (SFM) rappresenta ancora oggi un ottimo compromesso tra qualità, dose, costi.

La metodologia digitale, sia essa diretta o indiretta, è in fase di continuo cambiamento in rapporto alle innovazioni tecnologiche ma si può già affermare che oggi l’unico deterrente all’acquisto resta solo il costo; in effetti le apparecchiature attualmente in commercio sono in grado di offrire ottimi risultati e quindi, se il loro acquisto viene reputato accettabile, non c’è motivo di attendere: ciò vale soprattutto per alcuni mammografi digitali diretti che hanno già da tempo ottenuto l’approvazione della FDA.

I risultati clinici della MD (percezione di microcalcificazioni, tasso di carcinomi diagnosticabili, ecc.) sono sovrapponibili a quelli ottenibili con SFM  ma fare un distinguo fra le varie tecniche digitali è molto azzardato: in linea di principio però è presumibile che macchine dedicate possano dare risultati migliori, anche se poco significativi, rispetto a metodologie di digitalizzazione indiretta.

E’ necessario non prestare molta fede a ciò che le varie ditte promettono, non perché i dati siano da considerarsi falsi, ma solo perché ottenuti “in laboratorio” e difficilmente trasferibili nella pratica clinica: basti pensare che non esistono ancora oggi fantocci idonei al controllo di qualità della mammografia digitale.

Bisogna inoltre tener presente che quando parliamo di digitale dobbiamo parlare di sistema digitale e quindi non solo di mammografo ma anche di work-station di acquisizione, di work-station di refertazione, di archiviazione elettronica delle immagini (PACS) e di gestione elettronica di tutti i dati (RIS).  In particolare, non ha senso oggi, a mio avviso, passare alla metodologia digitale, se non si ha la possibilità di refertare a monitor e di evitare la stampa delle immagini; se si è costretti a stampare le immagini digitali su pellicola per la stesura del referto, si perdono quasi tutti i vantaggi offerti dal digitale con contemporaneo aggravio dei costi.

Quanto scritto non vorrei scoraggiasse il passaggio al digitale;  credo però sia opportuno operare una scelta “informata e consapevole” ed oggi ciò è facile poiché in Italia vi sono ormai molti centri nei quali la mammografia digitale è in funzione.

Nel recente congresso nazionale della SIRM tenutosi a Palermo, la mammografia digitale è stata oggetto di relazione nel corso monotematico dedicato all’Imaging Senologico; credo che quanto riportato nel Syllabus ( Radiol Med, 2004: vol 107, suppl 2, pag 15)  possa rispondere a molti quesiti.

 

Cosimo Di Maggio, Docente di Radiologia – Università di Padova

 

 

 

 

·         Per 3500 mammografie all'anno un mammografo dovrebbe assolutamente bastare: se ci sono TSRM dedicati, ognuno può fare 5000 esami/anno (25 per turno, uno ogni 15', che è un lavoro di tutto riposo) e un mammografo, in tal modo, è ampiamente sfruttato: 25 esami per turno, per due turni al giorno e 2000 giorni lavorativi fa 10.000, il che consente di fare 3500 esami con tranquillità assoluta.

·         L’apparecchio del ’93, ancorché funzionante, è francamente un po’ troppo vecchio.

·         Quanto alla CR personalmente ho esperienza di Fuji: con il sofware e la workstation dedicata per mammografia e con la sviluppatrice a 4 bocche che accetta tutti i formati le immagini sono paragonabili alla analogica e alla digitale diretta e i tempi di lavoro sono abbastanza veloci, praticamente come con una daylighyt a 30'. 

·         Non ho esperienza diretta del CR AGFA per mammografia. In ogni caso la valutazione è facile: è sufficiente andare dove un sistema AGFA esiste e funziona, portarsi un fantoccio e vedere la qualità dell'immagine sia sul fantoccio sia sulle mammografie.

·        La condizione essenziale per l'uso della mammografia digitale è che abbia una accuratezza comparabile a quella analogica. Non è quindi accettabile usare un sistema (ad es. CR) che comporti una qualità di immagine inferiore all'analogica, in quanto una riduzione di accuratezza diagnostica vanifica i vantaggi (tenuto conto anche dei costi) della digitale. La mia esperienza suggerisce che non tutti i sistemi CR (ma ad esempio quello Fuji sì, con performance di immagine comparabile alla mammografia diretta) consentono una accuratezza diagnostica comparabile alla mammografia analogica. 

 

Stefano Ciatto, Dept. Diagnostic Imaging, Centro per lo Studio e la Prevenzione Oncologica - Firenze

  

 

Il punto di vista delle Aziende

 

La metodica CR ha dei limiti di risoluzione che permangono anche nei modelli più recenti; i miglioramenti ci sono ma siamo lontani dalla risoluzione spaziale consentita dall'analogico. Nella mia esperienza ( circa 60 radiologi in Italia usano la CR Agfa per mammografia ) le calcificazioni sono evidenziabili con la CR, ma poi si ha maggiore difficoltà a valutarne i contorni e stabilirne l'eventuale malignità
N
onostante questo limite la CR è preferita all'analogico perchè consente di avere :
        -contrasto ottimale ( per esempio le immagini di seni densi sono dimostrate molto meglio ),
        -standardizzazione della qualità ( che nell'analogico è soggetta a fluttuazioni ),
        -assenza di artefatti ( nell'analogico le cassette sono soggette a sporcamento e altri difetti ).
Inoltre è possibile fare lo zoom sul monitor di lettura evitando la tecnica di ingrandimento radiologico.
Infine l'immagine in forma di file numerico può essere elaborata, trasmessa, archiviata digitalmente.


Daniele Brambilla,  AGFA

 

 

 

 

 

 


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