|
Stefania Staibano Dipartimento Scienze Biomorfologiche e Funzionali,
Sezione di Anatomia Patologica, Università Federico II, Napoli. Il carcinoma in situ della mammella può essere duttale
(DCIS ) origina dall’unità terminale duttulo-lobulare della mammella. La
mammografia è la più sensibile metodica strumentale per diagnosticare
precocemente un DCIS, poiché la maggior parte di queste lesioni non è
palpabile. La presenza di calcificazioni costituisce un frequente elemento di
sospetto diagnostico di DCIS. Microscopicamente, il DCIS può presentarsi come
lesione solida, cribriforme, micropapillare, papillare, con aspetti
“clinging” o come comedocarcinoma. Esistono delle varianti meno frequenti:
apocrifo, endocrino, ipersecretorio-cistico, a “signet-ring cells”. Il DCIS
generalmente non è evidente macroscopicamente. Il comedocarcinoma può
tuttavia presentarsi come una massa solida, ben demarcata, grigio-biancastra,
microcistica, con fuoriuscita di materiale necrotico (comedonico) alla
pressione. La trasformazione in carcinoma invasivo non si verifica in tutti i
casi di DCIS e, quando ha luogo, richiede un periodo di anni, se non di
decadi. Il rischio di trasformazione è direttamente proporzionale al grado
nucleare del DCIS. Il DCIS è stato classicamente
classificato in base al pattern di crescita. Questo criterio di
classificazione si è rivelato errato, dal momento che esistono più pattern in
ogni singolo caso, i criteri che li definiscono non sono inequivocabili e,
fattore non trascurabile, essi non hanno valore prognostico. Per grandi
linee, si possono identificare 2 pattern principali di DCIS:
“comedo”,composto da grandi cellule pleomorfe, con elevato indice mitotico e
necrosi centrale; “non-comedo”, generalmente di tipo
cribriforme/micropapillare, composto da cellule più piccole, monomorfe, privo
di necrosi. Più significativa è risultata invece la combinazione fra grado
nucleare, necrosi e pattern di crescita. Ciò ha permesso di identificare tre
gradi di DCIS: basso, intermedio, alto. In base alla differenziazione
citonucleare (criterio primario) ed a quella architetturale intesa come
polarizzazione cellulare (criterio secondario), il DCIS è stato suddiviso in
tre gruppi: DCIS ben differenziato, DCIS moderatamente differenziato e DCIS
poco differenziato. Il primo è caratterizzato da nuclei monomorfi, cromatina
finemente dispersa, nucleoli in cospicui, mitosi scarse o assenti;
polarizzazione cellulare presente, necrosi assente, pattern di crescita
generalmente cribriforme, micropapillare o clinging, calcificazioni
psammoma-like (che appaiono granulari alla mammografia). Il DCIS moderatamente
differenziato mostra nuclei lievemente pleomorfi, cromatina finemente
dispersa o addensata, nucleoli prominenti ma non multipli, mitosi presenti ma
non frequenti; polarizzazione non prominente; necrosi variabile; pattern di
crescita variabile; calcificazioni amorfe o laminate. Il DCIS poco differenziato
presenta nuclei marcatamente pleomorfi, cromatina addensata, nucleoli
multipli e prominenti, mitosi frequenti. Polarizzazione cellulare assente o
solo focale; necrosi prominente; pattern di crescita generalmente solido;
calcificazioni amorfe (che appaiono lineari/ramificate alla mammografia). La maggior parte dei DCIS ben
differenziati è discontinua o multifocale, mentre la maggior parte dei DCIS
poco differenziati è continua (due o più lobi sono interessati senza
intervallo). Un margine libero di almeno 10 mm
dovrebbe essere soddisfacente in >90% dei casi. In caso di lesioni di
grandi dimensioni, nei DCIS poco differenziati, in presenza di
cancerizzazione dei lobuli, fibrosi e flogosi periduttale, può essere
difficile escludere la presenza di foci di microinvasione. DCIS di grandi
dimensioni, poco differenziati, hanno generalmente una elevata frazione di
crescita ed esprimono le oncoproteine p53 e c-erbB2. L’espressione del
recettore per estrogeni e progesterone è frequentemente inversamente
correlata alla presenza di necrosi, piuttosto che al grado di differenziazione. |
persone che hanno visitato questo sito.