La terapia adiuvante nel carcinoma della mammella

 

R.V. Iaffaioli, R. Formato

Istituto Nazionale Tumori di Napoli Fondazione Pascale

 

 

La valutazione dell’efficacia della terapia adiuvante nel carcinoma della mammella agli stadi iniziali, è stata resa possibile da uno sforzo collaborativo dell’Earlt Breast Cancer Trialist’s Collaborative Group (EBCTCG) che ha eseguito una meta-analisi di tutti gli studi randomizzati iniziati prima del 1990, molti dei quali individualmente non avevano una potenza statistica sufficiente per evidenziare modesta differenza tra il gruppo di controllo ed il gruppo sperimentale. Questa meta-analisi ha concluso che le terapie adiuvanti, la chemioterapia e l’ormonoterapia, conferiscono un vantaggio significativo in termini di sopravvivenza in tutti i gruppi di età.

Considerati i risultati della meta-analisi e di vari altri studi, tutte le pazienti con cancro della mammella devono essere considerate eleggibili per un trattamento post-operatorio.

La Conferenza Internazionale di San Gallo (Svizzera) nel 20031 ha definito le categorie di rischio (Tab. I) ed ha elencato le opzioni terapeutiche (Tab. II).

 

                                              

Tab 1 Definizione delle categorie di rischio per le pazienti con carcinoma della mammella con  linfonodi negativi (da St  Gallen 2003)

 

Categoria di rischio

Malattia endocrino-responsiva

Malattia non endocrino-responsiva

 

Rischio minimale

Espressione di ER e/o PgR e tutti i seguenti fattori:

 Non applicabile

 

pT2 cm

Grading 1

Età 35 anni

 

 

Alto rischio

Espressione di Er e PgR ed almeno 1 dei seguenti fattori:

    Assenza di ER e PgR

 

pT< 2 cm

Grading 2, 3

 

 

Età < 35 anni

 

 

 

Tab 2 Trattamento adiuvante sistemico per pazienti con tumore della mammella operabile (da St  Gallen 2003)

 

 

 

Malattia endocrino-responsiva

 

 

Malattia non endocrino-responsiva

Gruppo di rischio

Premenopausa

Postmenopausa

Premenopausa

Postmenopausa

Linfonodi negativi, rischio minimale

Tamoxifene o niente

Tamoxifene o Anastrozolo o niente

Non applicabile

Non applicabile

Linfonodi positivi,

alto rischio

Analogo GnRH (o ablazione ovarica) + Tamoxifene [± chemioterapia] o chemioterapia Tamoxifene [± analogo GnRH (o ablazione ovarica)], o Tamoxifene, o GnRH (o ablazione ovarica)

Tamoxifene o chemioterapia Tamoxifene

Chemioterapia

Chemioterapia

Linfonodi positivi

Chemioterapia Tamoxifene [± analogo GnRH (o ablazione ovarica), o analogo GnRH (o ablazione ovarica) + Tamoxifene [± chemioterapia]

Chemioterapia → Tamoxifene o Tamoxifene

Chemioterapia

Chemioterapia

 

L’espressione dei recettori ormonali (ER e PgR) sulle cellule di tumore primario è il solo marker tumore-correlato con chiaro valore predittivo di risposta al trattamento ormonale che ha una utilità inequivocabile riguardo alla terapia adiuvante.

Questo ruolo cruciale dei recettori ormonali, enfatizza la necessità assoluta di misurare ER e PgR e di riportare i risultati in maniera quantitativamente standardizzata (% di cellule interessate) ed utilizzare procedure qualitativamente valide in laboratori esperti.

Il valore limite di espressione di ER e PgR (con i metodi immuno-istochimici attualmente disponibili) che dovrebbe essere utilizzato per distinguere tra tumore endocrino responsivo e non endocrino responsivo è sconosciuto. Anche un basso numero di cellule positive identifica una coorte di tumori che ha una qualche sensibilità alla terapia endocrina. Inoltre, è chiaro che l’assenza di cellule positive per entrambi i recettori conferisce lo stato di non responsività alla terapia endocrina.

L’utilità predittiva dell’over-espressione di ErbB2, ed i markers di proliferazione cellulare e l’interazione di questi fattori con l’espressione dei recettori ormonali steroidei, necessita di conferma. I risultati riportati da Love et al. 2 suggeriscono una discrepanza tra lo scenario clinico e preclinico. Sebbene è Erb B2 sia confermato come un indicatore prognostico indipendente di peggiore sopravvivenza globale, sorprendentemente sembra predire una migliore risposta al Tamoxifene ed all’ ablazione ovarica nelle pazienti in pre-menopausa, con cancro della mammella e con recettori ormonali positivi. Invece, un recente studio condotto da Pohl et al. 3 ha esaminato l’espressione di un regolatore del ciclo cellulare, p27Kip1, in campioni istologici di donne in pre-menopausa, affette da carcinoma della mammella agli stadi iniziali, con recettori ormonali positivi, che erano randomizzate a ricevere o 6 cicli di chemioterapia con CMF o Tamoxifene per 5 anni + Goserelin per 3 anni. Questo studio ha osservato che una bassa espressione di p27Kip1 è un fattore prognostico indipendente per una peggiore sopravvivenza libera da malattia e sopravvivenza totale. Inoltre, più interessante è risultata l’interazione tra l’espressione di p27Kip1 e i regimi terapeutici: le pazienti con alta espressione di p27Kip1 che sono state trattate con la combinazione di terapia endocrina, hanno avuto una relativa riduzione del 48% nella percentuale di recidive ed una relativa riduzione del 49% nella mortalità comparata con le pazienti che avevano ricevuto CMF. Queste differenze si traducono in un assoluto miglioramento del 10 % nella sopravvivenza libera da recidive e in un miglioramento assoluto del 4 % nella sopravvivenza totale a 5 anni.

Al contrario le pazienti con bassa espressione di p27Kip1 hanno avuto risultati peggiori sia se trattate con terapia endocrina, sia con chemioterapia. Queste differenze suggeriscono che la combinazione di terapia endocrina può essere più attiva nelle pazienti con alta espressione di p27Kip1 e che l’aggiunta di terapie o altre strategie di trattamento devono essere sviluppate nelle pazienti con bassa espressione di p27Kip1.

L’utilità prognostica di fattori come l’espressione dei fattori di invasione, u-PA e PAI-1 (attivatore ed inibitore del plasminogeno) l’espressione della ciclina E la presenza di cellule tumorali nel midollo osseo e nel sangue circolante è ancora incerta. Comunque, la caratteristica più importante per la determinazione della prognosi, rimane lo stato linfonodale.

Per le pazienti con linfonodi negativi e con espressione dei recettori per gli estrogeni e per il progesterone, la terapia endocrina da sola (adattata allo stato menopausale) o la chemioterapia in associazione con la terapia endocrina, sono considerate entrambe opzioni di trattamento appropriate. Ciò è stato confermato da due grossi studi condotti da Jakesz et al. 4 e da Jonat et al. 5 che hanno confrontato, in donne in pre-menopausa con ca della mammella ormono-responsiva in stadio I-II: Goserelin per 3 anni + Tamoxifene per 5 anni vs CMF per 6 cicli, e Goserelin per 2 anni vs CMF per 6 cicli, rispettivamente. Entrambi gli studi hanno suggerito che la terapia endocrina offre una efficace e ben tollerata alternativa al CMF.

Un altro studio dell’International Breast Cancer Study Group (I.B.C.S.G.) 6 condotto in donne in post-menopausa con carcinoma della mammella con linfonodi negativi, ha concluso che queste ultime beneficiano sostanzialmente della chemioterapia adiuvante se il loro tumore è ER negativo; al contrario, se il loro tumore è ER positivo, esse non ottengono alcun beneficio dal trattamento combinato paragonato al solo Tamoxifene.

Questi studi hanno chiarito che il Tamoxifene da solo può essere una terapia adiuvante adeguata sia per le donne in post-menopausa che in pre-menopausa  con malattia endocrino-responsiva e con linfonodi negativi. Ma nessuno studio menzionato ha valutato l’over-espressione di HerbB2 e tutti gli studi hanno utilizzato la chemioterapia con CMF come braccio di controllo. La definizione della soglia alla quale il trattamento di associazione chemio-ormonoterapia è preferito può coinvolgere i livelli di espressione ormonali e la presenza di fattori come l’over-espressione di HerbB2 (per alcuni anche il grading o l’alta percentuale di proliferazione), che può ridurre la fiducia nell’efficacia della terapia endocrina da sola.

Per i diversi effetti collaterali associati con la terapia con Tamoxifene, come il carcinoma dell’endometrio ed i disordini trombo-embolici, negli ultimi anni si stano valutando gli inibitori dell’aromatasi anche nella terapia adiuvante. L’ATAC7, un recente trial clinico randomizzato, ha mostrato che l’inibitore dell’aromatasi, anastrozolo, è superiore al Tamoxifene come terapia adiuvante per le donne in post-menopausa e ciò è più evidente nella popolazione di pazienti con recettori ormonali positivi. Inoltre, l’anastrozolo ha mostrato numerosi notevoli vantaggi in termini di tollerabilità rispetto al Tamoxifene.

In accordo con l’American Society of Clinical Oncology Technology Assessment Report che raccomanda l’uso dell’anastrozolo solo in pazienti in post-menopausa, in cui il Tamoxifene è controindicato o non tollerato, la Conferenza Internazionale di San Gallo ha adottato questa indicazione.

Un recente studio a doppio cieco placebo-controllato condotto da Goss et al. 8 per testare l’efficacia di 5 anni di terapia con Letrozole in donne in post-menopausa con carcinoma della mammella che hanno completato la terapia adiuvante con Tamoxifene per 5 anni, ha mostrato che la terapia con Letrozolo migliora significativamente la sopravvivenza libera da malattia.

Infine, il trial randomizzato condotto da Coombes9 ha mostrato che la terapia con Exemestane dopo due o tre anni di trattamento con Tamoxifene migliora significativamente la sopravvivenza libera da malattia rispetto alla terapia standard con 5 anni di Tamoxifene.

A commento di questi ultimi studi sugli inibitori dell’aromatasi nella terapia adiuvante, la Piccart10 conclude che è ragionevole candidare ad una terapia con inibitori dell’aromatasi le donne il cui rischio di recidiva è alto, mentre è meglio trattare con Tamoxifene le donne con basso rischio di recidiva.

L’aumentato rischio d recidiva e di morte associato alle metastasi nei linfonodi ascellari omolaterali, in passato ha significativamente influenzato la scelta del trattamento. Più cicli di chemioterapia citotossica sono stati usati per tentare una più forte azione antitumorale.

Anche nella malattia endocrino-responsiva, l’alto rischio di recidiva presente nelle pazienti con linfonodi positivi, in generale è considerato come indicatore per l’inclusione di chemioterapia citotossica nel regime di trattamento. La Conferenza Internazionale di San Gallo1 ha riconosciuto due livelli generali di regimi di terapia citotossica.

I regimi di chemioterapia possono essere raggruppati in quelli di efficacia standard e in un piccolo gruppo di regimi e schedule la cui efficacia si è mostrata superiore ai livelli generali anche se usualmente al prezzo di tossicità  addizionale e maggiori costi. Così quattro cicli di AC si sono mostrati essere equivalenti a 6 cicli del CMF classico. Dall’altro lato il CEF canadese, il regime CAF ed anche il FEC hanno mostrato risultati superiori. Come per i diversi tipi e schedule di CMF è improbabile che tutti i regimi contenenti antracicline offrano benefici simili.

Due grandi trial11,12 hanno esaminato 4 cicli di Paclitaxel dopo 4 cicli di AC, ma l’interpretazione di questi risultati ha generato delle difficoltà per la confusione sulla durata, i recettori e la somministrazione concomitante di Tamoxifene. In un recente trial del BCIRG13 il TAC si è mostrato superiore al FAC. Più di 20.000 donne sono state incluse in un trial clinico randomizzato che ha investigato il ruolo dei taxani con effetti positivi.

Un altro concetto recentemente esaminato in un trial clinico randomizzato è quello della dose-density. Le pazienti che hanno ricevuto le stesse dosi totali di chemioterapia con un intervallo di due settimane anziché tre settimane, hanno mostrato una superiore sopravvivenza libera da malattia e sopravvivenza totale. I trial che hanno esaminato direttamente il ruolo della durata di un singolo regime chemioterapico includono lo studio francese del FEC per 6 cicli vs 3 cicli; il trattamento più lungo appare essere più efficace, ma è incerto se l’estensione del trattamento può essere influenzato dagli effetti endocrini nella popolazione in pre-menopausa. Sebbene differenti trial abbiano usato il Tamoxifene in concomitanza alla chemioterapia o sequenziale, finora non esistevano dati randomizzati che confermassero la giusta modalità di somministrazione. Ma recentemente l’Intergroup Trial 010014 ha dimostrato elegantemente la superiorità della somministrazione sequenziale su quella concomitante per le donne in post-menopausa con linfonodi positivi e con malattia endocrino-responsiva. Attualmente non esiste alcuna informazione riguardo l’uso sequenziale o concomitante degli inibitori dell’aromatasi e della chemioterapia.

 

 

Bibliografia

 

  1. Meeting Highlights: Updated International Expert Consensus on the Primary Therapy of Early Breast Cancer By Aron Goldhirsch, William C. Wood, Richard D. Gelber, Alan S. Coates, Beat Thurlimann, and Hans-Jo¨rg Senn – Journal of Clinical Oncology, Vol 21, No. 17, 2003: pp 3357-3365
  2. Love RR, Duc NB, Havighurst TC, et al: Her-2/neu overexpression and response to oophorectomy plus tamoxifen adjuvant therapy in estrogen receptor-positive premenopausal women with operable breast cancer. J Clin Oncol 21: 453-457, 2003
  3. Pohl G, Rudas M, Dietze O, Lax S, Markis E, Pirker R, Zielinski CC, Hausmaninger H, Kubista E, Samonigg H, Jakesz R, Filipits M. J Clin Oncol. 2003 Oct 1;21(19):3594-600.
  4. Randomized Adjuvant Trial of Tamoxifen and Goserelin Versus Cyclophosphamide, Methotrexate, and Fluorouracil: Evidence for the Superiority of Treatment With Endocrine Blockade in Premenopausal Patients With Hormone-Responsive Breast Cancer—Austrian Breast and Colorectal Cancer Study Group Trial 5 – by Raimund Jakesz et al. Journal of Clinical Oncology, Vol 20, No. 24, 2002: pp 4621-4627
  5. Goserelin Versus Cyclophosphamide, Methotrexate, and Fluorouracil as Adjuvant Therapy in Premenopausal Patients With Node-Positive Breast Cancer: The Zoladex Early Breast Cancer Research Association Study – By W. Jonat et al. Journal of Clinical Oncology, Vol 20, No. 24, 2002: pp 4628-4635
  6. Endocrine Responsiveness and Tailoring Adjuvant Therapy for Postmenopausal Lymph Node-Negative Breast Cancer: A Randomized Trial – International Breast Cancer Study Group (IBCSG) – Journal of the National Cancer Institute, Vol. 24, No. 14, July 17, 2002
  7. Anastrozole alone or in combination with tamoxifen versus tamoxifen alone for adjuvant treatment of postmenopausal women with early breast cancer: first results of the ATAC randomised trial. The ATAC (Arimidex, Tamoxifen Alone or in Combination) Trialists’ Group - Lancet 2002; 359: 2131–39
  8. A Randomized Trial of Letrozole in Postmenopausal Women after Five Years of Tamoxifene Therapy for Early-Stage Breast Cancer – Paul E. Goss et al. – N. Engl. J Med 349; 19 November 6, 2003
  9. A Randomized Trial of Exemestane after two to three years of Tamoxifene Therapy in Postmeonpausal Women with Primary Breast Cancer – R. Charles Coombes et al. - N. Engl. J Med 350; 11 March 11, 2004
  10. New  Stars in the Sky of Treatment for Early Breast Cancer – Martine J Piccart et al. - N. Engl. J Med 350; 11 March 11, 2004
  11. Improved out comes from adding sequential Paclitaxel but not from escalating Doxorubicin dose in an adjuvant chemotherapy regimen for patients with node-positive primary breast cancer. Henderson IC et al. – J Clin Oncol 21: 976-983, 2003
  12. Evaluating the use of Paclitaxel following doxorubicin-Cyclophosphamide in patients with breast cancer and positive axillary nodes. NIH Consessus Development Conference on adjuvant therapy for breast cancer, November 1-3, 2000, Betesda, MD
  13. Phase III Trial Comparing TAC with FAC in the adjuvant treatment of node-positive breast cancer patients: Interim analysis of BCIRG 001 Study. Proc Am Soc Clin Oncol 21: 36a, 2002 (abstr. 141)
  14. Adjuvant chemo-endocrine therapy for breast cancer: combined or sequential? – Albain KS – Breast 12: S13, 2003

 


persone che hanno visitato questo sito.