Prevenzione, profilassi e informazione sul linfedema post-mastectomia:

Terapia psicofisica e conservativa

 





Introduzione

 

 L’informazione sulla prevenzione e la profilassi per le donne operate al seno, e sull’insorgenza del linfedema dopo l’intervento chirurgico è compito delle figure professionali, ad iniziare dal medico e dal team che lo segue (oncologo, terapista, psicologo, ecc.). La prevenzione e la profilassi, formano parte della riabilitazione per il recupero fisico, sociale e psicologico della paziente mastectomizata, costituendo il motore della terapia conservativa. Uno screening realizzato da alcuni ricercatori di Milano e Perugia, ha confermato la stima di più di 300.000 donne in Italia che hanno avuto una diagnosi di tumore al seno. Questa forma di tumore è diagnosticata a 31.000 donne ogni anno. I protocolli terapeutici di oggi hanno permesso di ottenere risultati sempre migliori e a distanza di cinque anni dall’intervento il 65 % delle pazienti viene considerata guarita.

Ogni anno c’è un aumento dell’incidenza e una diminuzione dell’età media d’insorgenza, ma con le diverse tecniche e ricerche si migliorano la sopravvivenza e la qualità di vita. Tanti anni fa, si pensava soltanto a debellare la malattia con l’intervento, la chemioterapia e la radioterapia, e non si pensava lontanamente alla ricostruzione della mammella, alla riabilitazione post-operatoria e alla comunicazione sugli effetti collaterali iatrogenici.

 

Il linfedema post-mastectomia

 

 Il linfedema post-mastectomia rientra nella classificazione dei linfedemi secondari. Questo tipo di linfedema, a differenza degli altri, si verifica come conseguenza di un intervento chirurgico alla mammella, sia radicale che parziale (quadrantectomia), e dell’asportazione dei linfonodi ascellari omolaterali.

Con l’intervento chirurgico, oltre all’asportazione totale o parziale della mammella e dei linfonodi, si determinano alterazioni neuromuscolari per l’incisione di nervi e muscoli, come ad esempio il nervo brachiale, nervo toracico lungo, muscolo pettorale, ecc. Questo crea un problema di mobilizzazione all’arto superiore sia in abduzione, sia in intra ed extra rotazione, peggiorando così la capacità di recupero; e creando un atteggiamento posturale non corretto, con spostamento ed abbassamento della colonna vertebrale e  con limitazione nel movimento dell’arto, che provoca dolore nel tempo e a volte formicolio alle dita della mano. 

Per quanto riguarda i linfonodi ascellari possiamo affermare che essi fanno parte del sistema linfatico, e dunque in particolare del sistema immunitario; essi sono localizzati sia superficialmente che profondamente, presentandosi in gruppi (simili ad un grappolo d’uva) con diverse forme, numero e dimensione. Il sistema linfatico difende il corpo da organismi invasivi, svolge la sua funzione immunitaria con la produzione e distribuzione dei linfociti, regola il flusso linfatico facendo ritornare gli eccessi di liquidi e proteine alla circolazione ematica.

La capsula è perforata dai vasi linfatici afferenti, che riversano la linfa in un seno marginale, posto fra la capsula ed il parenchima linfoide. La linfa attraversa il parenchima e raggiunge l’ilo, dove s’immette nei vasi linfatici efferenti.

Se si verifica la mancanza dei linfonodi ascellari, il sistema linfatico risulta alterato, determinandosi in tal modo un accumulo di liquidi nell’interstizio e producendosi conseguentemente  una stasi linfatica, con l’insorgenza del linfedema omolaterale, che si può localizzare a livello dell’avambraccio, del braccio, della mano, oppure di tutto l’arto.

Inoltre l’edema comprime sia l’articolazione scapolomerale che quelle del gomito e del polso, limitando tutti i movimenti. Dobbiamo puntualizzare che non sempre subito dopo un intervento al seno si produce questo processo edematoso; a volte possono passare anni perché l’arto sviluppi un linfedema, e talora addirittura questo può non verificarsi mai.

Una volta che si forma il linfedema dell’arto, non solo il braccio si presenta con delle dimensioni al di sopra della norma, ma possono determinarsi dei processi infiammatori (linfangiti), con febbre alta, rossore e calore, favoriti dall’assenza di protezione da parte del sistema linfatico insufficiente e causati da un piccolo taglio, una bruciatura, ecc. Dopo una linfangite, se l’arto  non è trattato, con il passare del tempo si può formare un fibredema molto duro. Onde evitare un accumulo maggiore di tossine, proteine e acqua si può usare la tecnica del linfodrenaggio, che servirà per eliminare detti accumuli e ammorbidire l’arto, al fine di dare alla paziente il beneficio di non sentire dolore, pesantezza o impedimenti nei movimenti quotidiani.

Oltre a tutti questi disagi fisici, il linfedema determina problemi psicologici che non bisogna trascurare.

Una donna che subisce un intervento al seno, è colpita anche emotivamente: cambia la sua vita affettiva e sociale e si crea uno stato d’ansia, in particolare con l’arrivo dei primi controlli dopo l’intervento (denominati follow up), nel timore che ci possa essere una recidiva della malattia.

Il seno è una parte molto importante nel corpo di una donna, e la sua mancanza a livello fisico crea seri problemi d’identità.

Per tutti questi motivi è importante informare le pazienti su tutti gli effetti che la malattia può causare, dando dei consigli in particolare per la prevenzione e la cura del linfedema, la cui presenza  può determinare un ulteriore danno psicologico.

 

Profilassi del linfedema

 

 La terapia fisica, la terapia conservativa e i consigli, sono prescritti dal medico e, sotto prescrizione medica, arrivano al terapista per essere eseguiti.

·         Terapia fisica: linfodrenaggio manuale, bendaggio e pressoterapia (quando è opportuna), con diversi cicli, divisi durante l’anno, eseguiti da un operatore sanitario specializzato. Va sottolineato che il vero linfodrenaggio non inizia dalla zona colpita, ma inizia dalla zona controlaterale sana, sbloccando le zone circostanti per prime, in modo tale che i liquidi dell’arto malato fluiscano più liberamente

·         Terapia conservativa: guanto elastico o manicotto, secondo il tipo di linfedema.

·         Consigli: le regole per la prevenzione del linfedema dell’arto superiore da suggerire o consigliare alla paziente possono essere le seguenti:

 Usare creme idratanti neutre e leggere, borotalco o prodotti naturali, per evitare il prurito della pelle a contatto con il guanto o tessuti vari.  Tenere il braccio protetto dalle punture degli insetti. Non fare lavori pesanti con il braccio malato, né trasportare pesi. Evitare di esporre l’arto troppo lungo al sole. Possibilmente, non portare anelli e braccialetti, si potrebbe verificare un rigonfiamento improvviso. Tenere sempre un antibiotico e una crema antinfiammatoria in casa, poiché un taglio può provocare una linfangite. Qualora si verifichi questa evenienza, chiedere ad ogni modo l’intervento medico, tenendo conto, se possibile, di com’è avvenuto l’evento per effettuare la cura più adatta. Non lavare senza guanti di gomma: il contatto diretto con i detersivi può provocare una dermatite, che si può trasformare in linfangite. Diuretici: un uso prolungato fa che i liquidi siano eliminati, ma alla fine, la fibra si deposita nei tessuti ed è molto difficile eliminarla. Non eseguire terapie sconosciute al braccio.. Nel caso si esegua un lavoro dove il braccio debba stare molte ore piegato o forzato o si debba scrivere a lungo, bisogna effettuare regolarmente della ginnastica, onde evitare di affaticarlo. Evitare di usare un reggiseno troppo stretto. La dieta: Mangiare in modo ordinato e regolare cibi poveri di grassi e poco proteici, aiuta a non caricare il sistema linfatico con delle scorie che impediscono il drenaggio dei liquidi. Poiché il bere aiuta la diuresi, prendere da 1 a 2 litri di liquidi al giorno (acqua, tè, tisane, ecc.), evitando le bibite gassate o alcoliche.

 

Per concludere, bisogna sottolineare l’ importanza che hanno sia l’appoggio del medico, che deve indurre la paziente ad eseguire tutti gli accertamenti necessari per non trascurare la malattia; sia l’intervento del terapista, che deve spiegare alla  paziente gli aspetti pratici e funzionali della terapia che effettuerà; sia la disponibilità della paziente, importante quanto i due punti precedenti per avere dei buoni risultati.

Grazie a tutte le ricerche, ai bravi chirurghi, oncologi e angiologi che hanno apportato delle nuove scoperte in questo campo, le donne che hanno avuto la sfortuna di soffrire di tumore al seno, oggi possono vivere una vita quasi normale. Seguendo le norme sia di prevenzione sia di mantenimento, ed affidandosi alle terapie mediche e fisioterapiche attuali, si può tornare a vivere come prima.

 

Stella Maris Glowinski - Massofisioterapista -Roma

 

            


Mosconi, P. - Nosenzo, M. A. - Colozza, M. A. Il Tumore al Seno, Europa Donna Parlamento,  

 

Corso di Paziente Mastectomizzata. Dipartimento di tecniche manuali, Bioenergetiche e Riflessogene. Coordinatore Didattico: Sig. A. Tomasoni, Giugno 2002.

 

Fiocca, S. Fondamenti di Anatomia e Fisiologia Umana, 2da. ed. Sorbona, Milano, 1990.

 

Decensi, Andrea - Merzagora, Francesca - Costa, Alberto. Il Tumore alla Mammella: Informazioni Utili alle Donne. Pref. di U. Veronesi. Europa Donna, Milano, dicembre 1998.