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Il Seno nelle Lettere

 

“Se in una donna gravida le mammelle diventano all’improvviso piccole, essa abortirà.
Quando il sangue si raccoglie nelle mammelle di una donna, ciò indica pazzia”.

Ippocrate



“Noi abbiamo visto nella mammella un tumore che sembrava esattamente ad un animale chiamato granchio. Proprio come un granchio esso presentava le gambe ai lati del proprio corpo. Noi abbiamo spesso curato questo morbo nei suoi primi stadi, ma dopo … esso si è sviluppato fino a dimensioni così grandi da non poter essere curato se non con l’intervento chirurgico”


Galeno



“O dolce frate, che vuo’ tu ch’io dica?

Tempo futuro m’è già nel cospetto,

cui non sarà quest’ ora molto antica,

 

nel qual sarà in pergamo interdetto

a le sfacciate donne fiorentine

l’andar mostrando con le poppe il petto”.

 

Dante Alighieri, Purgatorio, canto XXIII



“Queste parole aveva io a pena dette quando ella, del luogo ove stava mossasi, verso me venne, e con ferventissimo disio nel sembiante abracciandomi, mi baciò la fronte. Poi, quale il falso Ascanio, nella bocca a Didone alitando, accese le occulte fiamme, cotale a me in bocca spirando fece i primi disii più focosi, come io sentii. E aperto alquanto il drappo purpureo, nelle sue braccia, tra le dilicate mammelle, l'effigie dello amato giovine, ravolta nel sottile pallio, con sollecitudini alle mie non dissimili mi fece vedere..”

 

Giovanni Boccaccio, Elegia di Donna Fiammetta



“Ma ecco omai l'ora fatale è giunta
che 'l viver di Clorinda al suo fin deve.
Spinge egli il ferro nel bel sen di punta
che vi s'immerge e 'l sangue avido beve;
e la veste, che d'or vago trapunta
le mammelle stringea tenera e leve,
l'empie d'un caldo fiume. Ella già sente
morirsi, e 'l piè le manca egro e languente”.

 

Torquato Tasso, La morte di Clorinda - Gerusalemme Liberata



“Marco, lacero e polveroso, era là ritto sulla soglia, trattenuto per un braccio dal dottore.
La donna urlò tre volte: - Dio! Dio! Dio mio!
Marco si slanciò avanti, essa protese le braccia scarne, e serrandolo al seno con la forza d'una tigre, scoppiò in un riso violento, rotto da profondi singhiozzi senza lagrime, che la fecero ricader soffocata sul cuscino”.

 

Edmondo De Amicis, Cuore



“Questa sera la luna sogna con maggior languore;
come una donna bella su cuscini colorati
che con la mano leggera e distratta accarezza
prima del sonno il dolce contorno dei suoi seni,
sopra il lucido dorso di mantelli di seta,
morente si lascia andare a intensi smarrimenti,
e gira intanto lo sguardo su visioni bianche
che nell'azzurro salgono, come sbocciare di fiori.”

 

Charles Baudelaire, Tristezze della luna



“Le strappai la tunica; trasparente com'era non dava grande fastidio, ma tuttavia ella faceva resistenza per essere coperta almeno dalla tunica; ma, dal momento che lottava come chi non ha alcuna voglia di vincere, fu vinta senza grande fatica con la sua stessa complicità. Quando la ebbi davanti agli occhi, senza nessun velo, in tutto il suo corpo non vidi nemmeno un piccolo difetto: che spalle, che braccia ammirai e potei toccare! Come sembrava creata apposta per le carezze la dolce bellezza dei seni! E com'era liscio il ventre sotto il seno stupendo! Com'erano grandi e sinuosi i fianchi! Come erano fresche le sue cosce! Perché dire tutti i particolari? Non vidi alcunchè che non fosse da lodare e la strinsi nuda al mio corpo. Chi non immagina il seguito? Dopo, entrambi riposammo sfiniti”.

 

Ovidio, Amori.



“Ora voi che la fiaccola unì
nel giorno desiderato, non abbandonate
ai concordi mariti il vostro corpo,
gettata la veste e denudato il seno,
prima di offrire a me dall'alabastro,
dall'alabastro vostro graditi doni”.

Catullo, LXVI



“Volete sapere se un cotal ordinamento politico, se quella cospirazione di civiltà e di progresso può reggere e portar buon frutto alla nazione nostra?... Nominate Roma; è la pietra di paragone che scernerà l'ottone dall'oro. Roma è la lupa che ci nutre delle sue mammelle; e chi non bevve di quel latte, non se ne intende. “

Ippolito Nievo, Le Confessioni di un Italiano



“Qui c'era la silvestre nutrice marzia della gens romana, che con le gonfie mammelle alimentava di linfa vitale i piccoli nati dalla stirpe di Marte: essa allora, colpita coi fanciulli dal lampo fiammeggiante, cadde e, divelta dalla base, vi lasciò l'impronta dei piedi”.

Cicerone, Della Divinazione



“Dopo le prime accoglienze da una parte, e i primi inchini dall'altra, Agnese si cavò di seno la lettera, e la presentò al cardinale, dicendo: - è della signora donna Prassede, la quale dice che conosce molto vossignoria illustrissima, monsignore; come naturalmente, tra loro signori grandi, si devon conoscer tutti. Quand'avrà letto, vedrà”.

Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi



“Erano quei luoghi a quel tempo vaste lande desolate. Vuole la tradizione che, avendo l'acqua, nel ridursi di livello, lasciato in secco il canestro galleggiante, entro cui erano stati deposti i fanciulli, una lupa che vagava, scesa dai monti vicini, sentisse i vagiti dei piccoli e porgesse loro in maniera mansueta le penzolanti mammelle; così raccontò un pastore che li vide in atto di succhiarle con la bocca”.

Tito Livio, Istorie 



“Più vicino, dinanzi a lei, dei professori d'orchestra si erano levati in piedi, plaudenti, e sino in fondo alla vasta sala, lungo la fila dei palchi gremiti di spettatori, nel brulichìo immenso della folla variopinta, si sentiva correre, quasi un fremito d'entusiasmo, l'eccitamento delle note d'Aida ancora vibranti nell'aria e dei seni ignudi che si gonfiavano mollemente, tutta la vaga sensualità diffusa per la sala, che rivolgevasi verso l'attrice e l'avviluppava come una carezza del pubblico intero…”

Giovanni Verga, La serata della diva



“Ogni vana speranza onde consola

sé coi fanciulli il mondo

ogni conforto stolto

gittar da me: null’altro in alcun tempo

sperar, se non te sola:

solo aspettar sereno

quel dì ch’io peghi addormentato il volto

nel tuo virgineo seno.”

 

Giacomo Leopardi, Amore e morte



“Ancor dal monte, che di foschi ondeggia
frassini al vento mormoranti e lunge
per l'aure odora fresco di silvestri
salvie e di timi,

scendon nel vespero umido, o Clitumno,
a te le greggi: a te l'umbro fanciullo
la riluttante pecora ne l'onda
immerge, mentre

vèr lui dal seno de la madre adusta,
che scalza siede al casolare e canta,
una poppante volgesi e dal viso
tondo sorride
”.

 

Giosuè Carducci, Alle fonti del Clitumno



“Chiare fresche e dolci acque
ove le bella membra 
pose colei che sola a me par donna, 
gentil ramo ove piacque, 
con sospir mi rimembra, 
a lei fare al bel fianco colonna; 
erba e fior che le gonna 
leggiadra ricoverse 
co' l'angelico seno; 
aere sacro, sereno
ove Amor co' begli occhi il cor m'aperse:
date udienza insieme
a le dolenti mie parole estreme”

 

Francesco Petrarca, Il Canzoniere -

 

 

 

 

 

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