| Riabilitazione motoria per la riduzione funzionale dell’arto superiore determinata dalle cicatrici formatesi come conseguenza della chirurgia mammaria
La
riduzione funzionale dell’arto superiore e dell’articolazione
scapolo-omerale, dopo la chirurgia mammaria, è generata dal tipo
d’intervento seguito, dalla cicatrizzazione della ferita e dalle
aderenze rimaste, dai muscoli incisi e dalla tempestività della
paziente ad iniziare le terapie. Prima d’intraprendere il discorso
terapeutico, è necessario capire cosa è un’aderenza cicatriziale e
come si rigenerano i tessuti. Il corpo umano può rimediare ai danni
causati dalle lesioni in due modi: A) Con il rinnovamento del tessuto
distrutto. Il
rinnovo o la rigenerazione del tessuto accade in modi diversi secondo le
cellule coinvolte: 1- Per le cellule nervose, si può riprodurre solo
l’assone se il pirenoforo o corpo neuronale non è stato danneggiato;
2- Le cellule stabili favoriscono la riproduzione del tessuto colpito se
lo stroma di supporto si è mantenuto per consentire una normale
riorganizzazione. 3- Le cellule sanguinee o quelle epiteliali si
riproducono continuamente per sostituire le cellule che sono state
distrutte. B) Con la cicatrizzazione sostituendo le
strutture danneggiate con nuovo tessuto connettivo. La
cicatrizzazione è il risultato del processo patologico per cui è
avvenuta la distruzione del tessuto connettivo, e si può presentare in
due forme: che il tessuto di granulazione non permetta che la ferita si
possa richiudere e sia necessario asportarlo in modo chirurgico; oppure
che il tessuto connettivo collagene carico di sostanza fondamentale
determini le formazioni di aderenze
o cheloidi, che subito dopo l’intervento sono trattati con
diverse tecniche fisioterapiche per evitare l’impedimento motorio dei
vari organi incisi. Le fibre collagene del tessuto connettivale sono raccolte in fasci,
esercitano una grande trazione e danno una buona resistenza al tessuto
favorendo la riparazione di questo con nuove fibre per compensare quelle
che sono andate distrutte dopo l’intervento. Per
aderenza
cicatriziale s’intendono i nessi anomali che s’istaurano fra organi
diversi o parti dello stesso organo e che vanno a tratti formando una
specie d’addensamento del tessuto connettivo fibroedematoso dopo un
processo infiammatorio o in seguito ad un intervento chirurgico. Le
aderenze possono essere più o meno intense. Regione ascellare. La
regione ascellare è disposta fra l’arto superiore ed il torace. La
parte anteriore è contenuta dai muscoli grande e piccolo pettorale
mentre la parte posteriore dal muscolo grande dorsale e la zona laterale
dalla scapola. Dentro di questa si trova la fascia ascellare, fissata in
profondità dal legamento sospensore dell’ascella, che è una sottile
lamina fibrosa di forma triangolare con l’apice fissato all’apofisi
coracoide della scapola.[i] Il
vertice è raffigurato dal punto d’unione fra la clavicola, la scapola e
la prima costa. Nella parte interna dell’ascella vi è del tessuto
adiposo per sostenere diverse strutture anatomiche quali la vena e
l’arteria ascellare con i propri vasi omerali e succlavi dotati dei loro
rami collaterali; i linfonodi che drenano la linfa dall’arto superiore,
dalla spalla, dalla porzione laterale del torace e dalla parte laterale
della regione mammaria e i rami nervosi del plesso brachiale diretti alla
spalla, al torace ed all’arto superiore. Complicazioni post-operatorie
dovute alle aderenze nella regione ascellare. Le complicazioni
post-operatorie dovute alle aderenze cicatriziali della regione ascellare
possono essere svariate. Anzitutto è importante sapere che tipo
d’intervento è stato eseguito per capire quali muscoli sono stati
incisi, inoltre bisogna osservare la ferita e valutare le condizioni
dell’arto superiore, il funzionamento della spalla, del collo e del
torace. La
cicatrice varia secondo il tipo d’intervento effettuato, ad esempio sarà
in un certo modo se si esegue una mastectomia con ricostruzione del seno o
in un altro dopo una quadrantectomia oppure in un altro ancora se c’è
anche una linfoadenectomia. Dopo l’asportazione di un carcinoma nel
quadrante superiore esterno con linfoadenectomia, la cicatrice può essere
unica, ma se la dissezione avviene nel quadrante inferiore interno, cioè
lontano dalla zona ascellare, in quel caso si produrranno due cicatrici, e
allora l’interessamento muscolare e nervoso sarà maggiore. Quando si
effettua un’incisione nel cavo ascellare, la cicatrice tende molto di più
per l’asportazione dell’adipe, che serve da cuscinetto ai linfonodi. Un
altro problema è provocato dal drenaggio post-operatorio, questo può
determinare una raccolta di sangue (ematocele) o di linfa (linfocele) ed
anche delle nevralgie dovute all’aspirazione effettuata sui nervi. La ricostruzione mammaria è molto importante per l’aspetto fisico della paziente, giacché il seno costituisce una parte della sua femminilità. A volte, la ricostruzione del seno omolaterale comporta comunque un cambiamento fisico dovuto all’asimmetria fra i due seni. Con le diverse tecniche chirurgiche, negli ultimi anni questo non è più un problema. In questo caso, anche se psicologicamente è generalmente un bene per la persona operata, l’intervento di chirurgia plastica crea nuove cicatrici nell’organismo. Per quanto la cicatrice sia piccola o distesa, e poca o molta l’aderenza rimasta, sfortunatamente i muscoli della catena muscolare recisi vengono danneggiati e perciò si crea uno squilibrio meccanico a livello fisico, un movimento scorretto e una disorganizzazione funzionale fra i muscoli, i legamenti e le ossa. Per quanto riguarda le complicazioni che si possono riscontrare nelle pazienti operate al seno a livello fisioterapico queste possono essere: -
La sensazione di una pelle assente d’elasticità o poco estesa,
con limitazione dei movimenti d’estensione all’indietro, in avanti ed
in alto dell’arto, con dolore sotto la protesi mammaria. -
La retrazione dei muscoli grande e piccolo pettorale così come
quella dei nervi ascellari dovuta all’incisione. -
Contratture muscolari del trapezio, muscoli scaleni, cuffia dei
rotatori e muscoli della scapola. -
Problemi posturali. (arrotolamento delle spalle, posizione di
chiusura, scapola alata, cedimento della clavicola). -
Problemi delle capsule, articolazioni e legamenti dovuti alla
scarsa mobilità dell’arto superiore per dolori e noduli. -
Infiammazioni nervose dell’arto superiore -
Ipoestesia dell’arto superiore e della mano. -
Sensazione di torpore. -
Infiammazioni attorno alla cicatrice. -
Cervicalgia con fastidi di compressione del plesso brachiale. -
Problemi respiratori. Terapia. La riabilitazione dell’arto superiore, della cicatrice e
del cingolo scapolare e del torace va eseguita in modo dolce e graduale
con le tecniche più appropriate per sciogliere le aderenze cicatriziali e
risolvere in modo radicale o parziale il problema motorio dell’arto, la
correzione della postura, l’estensione muscolare, la respirazione e le
contratture muscolari. La
terapia deve cominciare con un movimento ondulatorio delicato dell’arto
superiore per dare elasticità alle fibre muscolari del braccio e della
scapola, per poi allargare il movimento interessando i muscoli del torace.
Se per caso fossero compromessi i muscoli del collo e risultassero
dolenti, si può impiegare la tecnica di decompattazione del rachide
cervicale. C’è anche una tecnica fasciale per alleggerire le
contratture muscolari degli scaleni, sternocleidomastoidi e del muscolo
trapezio. Dopo
qualche seduta, la paziente è posizionata in decubito laterale
sull’arto sano con il braccio sopra la testa e si procede con gli
esercizi d’allungamento del muscolo gran dorsale per finire con lo
scollamento della scapola senza cambiarla di posizione. Dopo le prime
sedute si possono seguire tecniche più specifiche come ad esempio: Pompage. Sono delle manovre molto lente e dolci che aiutano i
tessuti a riprendere l’elasticità delle fibre muscolari, collaborano
nella rigenerazione della cartilagine a livello articolare e migliorano la
circolazione. È molto importante nella prima fase, tenere in tensione la
parte seguendo l’elasticità fisiologica, nella seconda fase si mantiene
la tensione e per finire, c’è una terza fase detta “di ritorno”,
che si deve eseguire il più lentamente possibile. Stretching. Lo stiramento dei muscoli superficiali e dei tendini
aiutano ad acquisire una maggiore elasticità delle fibre colpite ed a
rigenerarle più velocemente, inoltre lo stretching ha un beneficio sul
rilassamento muscolare e favorisce il movimento delle articolazioni
bloccate. Con
l’aiuto del terapista si possono eseguire degli esercizi per il muscolo
grande pettorale come ad esempio quello in cui la paziente resta in piedi
con il braccio extraruotato in fuori, e il terapista si posiziona dietro
sostenendo l’arto destro con la sua mano destra tirandolo con una
continua e delicata pressione verso di sé, mentre con la mano sinistra
blocca la scapola destra per fare opposizione ai movimenti compensatori
del tronco. Per
il muscolo piccolo pettorale, la paziente si sdraia supina sul lettino con
le gambe piegate e la colonna dorsale allungata e le braccia prolungate
oltre la testa, il terapista dietro della paziente traziona gli arti
compiendo un allungamento su di loro. Lo stesso esercizio si può fare con
un bastone. Per
il muscolo grande dorsale, la paziente si mette seduta per terra o in una
sedia bassa, sostenendosi con l’altro arto, passa il polso
posteriormente al capo e lo flette fino alle scapole. Il terapista si
posiziona dietro della paziente e le appoggia una mano sul gomito e con
l’altra le afferra il polso muovendolo a poco a poco verso la scapola
controlaterale. Correzione della postura. Il dolore e la tensione provocati dalla
cicatrice spesso fanno sì che la paziente adotti posizioni sbagliate
senza rendersi conto, per proteggere l’arto e la ferita.
In questo caso, è necessario far notare la postura errata. S’interviene,
dunque, nella correzione delle catene muscolari, nella posizione delle
spalle arrotolate, nella chiusura delle spalle, nella rigidità
articolare, ecc. Le tecniche sono d’allungamento muscolare per 30
secondi tenendo conto la soglia di dolore della paziente per non causare
ulteriori danni sulla parte lesa. Sarebbe utile che la paziente imparasse
gli esercizi in modo tale che, una volta finito il ciclo di terapia, li
eseguisse da sola per mantenere i risultati ottenuti. Respirazione. A volte si possono riscontrare soggetti con blocchi
respiratori, soprattutto quando entrano nella fase post-operatoria ed
hanno tanti dubbi su cosa accadrà nella riabilitazione e se le loro
condizioni fisiche potranno tornare come prima. In
questo caso s’inizia con alcuni esercizi di respirazione diaframmatica.
Si posizionano le mani sullo sterno della paziente e si accompagnano i
movimenti in alto con una delicata trazione sull’apofisi xifoidea quando
inspira, e nel momento d’espirazione si discende con una lieve pressione
sul manubrio sternale. Lavoro sulla ferita. La cicatrice può essere un'altra causa che
peggiora le mosse dell’arto quando la linfoadenectomia si esegue
separatamente alla resezione della mammella ed è inciso anche il muscolo
grande pettorale, con formazione di una sacca sotto ascellare a forma di
cuscinetto, che dopo qualche giorno tende a diminuire. La paziente avverte
questo fastidio e tende a bloccare l’arto per la molestia che causa
questa sacca.[ii]
Le aderenze cicatriziali si possono trattare con un leggero massaggio
locale con le seguenti manovre: Arrotolamento
ai bordi della ferita, frizioni circolari in senso orario ed antiorario,
impastamento, stiramento e spostamenti della cicatrice e manovra d’elasticizzazione
in accorciamento.[iii] La
terapia riabilitativa per le aderenze ha un protocollo personalizzato per
ogni paziente, considerando anche il periodo trascorso dall’intervento e
il tipo d’intervento compiuto. Lo scopo è quello di cercare di
riacquisire la mobilità dell’arto superiore e dell’articolazione
scapolo-omerale perdute per via della riduzione funzionale
post-operatoria. Per compiere questa missione è importante realizzare
un’anamnesi completa e accurata del caso, lavorando in modo globale e
adottando tutte le tecniche a disposizione per ottenere un ottimo
risultato. Stella
Maris Glowinski, Fisioterapista, Roma Note: [i]
Comitato scientifico: E. Rosati, P.
Cristoforoni, V. Testa. Salute.
Dizionario medico, Vol. N°I - RCS Libri S.p.A Milano, 2005. [ii]
Glowinski S. M., Puletti C. Riabilitazione dell’arto superiore dopo la resezione mammaria.
Pub. Rivista Il Massofisioterapista, giugno 2004. [iii]
Glowinski S. M. Intervento D’Isterectomia e Linfoadenectomia Radicale. Effetti
Post-Operatori e Riabilitazione. Pub. Rivista Il
massofisioterapista, giugno 2005 Bibliografia: Comitato scientifico: E.
Rosati, P. Cristoforoni, V. Testa. Salute.
Dizionario medico, Vol. N°I
- RCS Libri S.p.A, Milano, 2005. AA.VV., Grande Dizionario Medico Ilustrato de Agostini.
Edizione CDE spa – Milano 1979-1986 per il dizionario. 1970-72 per
l’atlante d’anatomia umana. S. Fiocca. Fondamenti
di Patologia Generale. Edizioni Sorbona, Milano, 1992. Dr. E. Tripaldi, Dr. A. Amati,
Dr. T. Cassano. Il trattamento
Riabilitativo è ancora un’opzione?. Congresso Bari, 2003. S. Nichelini, A. Failla, G.
Moneta. Manuale Teorico Pratico
di Riabilitazione Vascolare, Ed P.R., Bologna nov. 2000 S. Fiocca. Fondamenti
di Anatomia e Fisiologia Umana. 2° ed., Sorbona, Milano, 1990. I. Rasciale, F. Mariotto. La
Riabilitazione dopo interventi chirurgici sulla mammella. Ed.
Marrapese, Roma, 1988 M. Messina. Lo
Stretching, preparazione, tecnica ed esercizi. DVE Italia S.p.A.,
Milano, 2002. D’Aprano L. Dal
Massaggio alle Posture. Manualità del Fisioterapista. Marrapese
editore, Roma, 2000. Coordinatore Prof. U. Veronesi
– Segretario: Prof. Alberto Luini. Forza Operativa Nazionale sul
Carcinoma Mammario. I tumori
della mammella. Linea Guida
sulla diagnosi, il trattamento e la riabilitazione.
Pubblicato dalla Società Italiana di Senologia, Scientific Press,
nov. 2003
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