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Senologia e Rivoluzioni...
Conosco Ciatto fin da quando frequentava una F.O.N.Ca.M. appena nata, viaggiando da una città all’altra solo con un vecchio zaino, in cui portava riviste scientifiche e lavori che presentava nelle riunioni. Ho anche partecipato con lui ad un Trial multicentrico sul follow-up quando, giovane medico, appena laureato all’Università di Bari, coglievo in me i primi sintomi di una “malattia” che non mi avrebbe più abbandonato per tutta la ormai lunga vita professionale: l’amore per la Senologia. Parliamo della fine degli anni ’70. La parola Senologia doveva ancora essere inventata, l’Oncologia medica non era ancora comparsa all’orizzonte delle specialità mediche, i Chirurghi, insieme a perspicaci giovani radiologi, che cominciavano a penetrare in punta di piedi nell’ignoto mondo della diagnostica utilizzando spesso apparecchiature inadeguate, una volta identificata la malattia avviavano le donne all’unico mutilante trattamento chirurgico: la mastectomia radicale di Halsted. Quando la mammella poteva essere esaminata da un patologo, questi in genere si limitava ad una diagnosi di istotipo del tumore e null’altro. La chemioterapia veniva normalmente eseguita negli ambulatori di chirurgia grazie alla disponibilità dei chirurghi ed alla compiacenza delle infermiere. Così, insieme ad altri giovani specialisti è nato, è cresciuto, si è sviluppato un interesse via via crescente per un organo, per una patologia e soprattutto per le donne affette da tale patologia che è diventato l’universo della Senologia. Già da quegli anni tale universo era illuminato da fulgide stelle che hanno rappresentato, e talora continuano ancora oggi a rappresentare l’orientamento e la strada per tutti coloro che cercavano la direzione in cui procedere. Ritengo sia inutile ricordarne i nomi e la branca di appartenenza in quanto a tutti ben noti. E’ da quegli anni che le pagine della storia senologica hanno cominciato ad essere scritte popolandosi di personaggi, di attività, di associazioni, di studi scientifici che hanno consentito a tutti di fare delle comparse più o meno luminose, più o meno fugaci o durature in questo ignoto universo. I grandi maestri della Senologia, e qui non posso non citare coloro i quali a mio avviso ne rappresentano la sintesi, i proff. Umberto Veronesi e Bruno Salvadori, ci hanno insegnato non solo a curare e ad operare meglio di tutti gli altri le malattie della mammella, ma anche a presentare in modo comprensibile delle comunicazioni scientifiche, a moderare con stile ed eleganza difficili tavole rotonde, a divulgare con semplicità le informazioni necessarie anche a platee di non addetti ai lavori, spingendo la popolazione femminile a quella prevenzione che ha drasticamente modificato la curabilità e la guaribilità dei tumori della mammella. Intorno a questi e ad altri modelli di “Medici dedicati alle donne affette da tumori alla mammella” (alias Senologi), in questi lustri sono cresciute generazioni di specialisti di diversa estrazione che si sono “sfamati” alla mensa della Senologia Ufficiale. Questo ha portato a diagnosi sempre più precoci ed alla individuazione di lesioni mammarie sempre più piccole e di difficile tipizzazione a cui i chirurghi hanno risposto con l’affinamento delle tecniche demolitive e ricostruttive e l’approfondimento culturale, in termini radiologici, anatomo-patologici, di oncologia medica, di radioterapia ecc. Il risultato di questo approfondimento culturale ed affinamento tecnico è stato l’esecuzione di interventi sempre più conservativi a parità di sopravvivenza, con maggior soddisfazione delle donne che sempre più hanno preferito rivolgersi a chirurghi con tale preparazione, piuttosto che a quelli più tradizionalisti e reazionari, presi da patologie ben più impegnative. Questa preferenza, questa scelta manifestata dalle donne, hanno di fatto creato, al di fuori di ogni nomina o titolo ufficiale, la figura del chirurgo senologo. Tale figura infatti non si identifica con il “piastrellista” di Ciatto, ma con un professionista nuovo che esprime contemporaneamente, per restare nella simbologia edile evocata, il ruolo dell’ingegnere, del capo mastro, e, perché no, anche del piastrellista contemporaneamente. Ricordo a Ciatto, ma sono sicuro che non ne ha bisogno, che il cancro della mammella non guarisce senza la chirurgia (non credo abbia bisogno di dati per sostenere questa affermazione) e sono convinto che lui stesso si sentirebbe frustrato se tutti i suoi sforzi per anticipare il più possibile una diagnosi, magari preclinica, di carcinoma mammario, venissero vanificati da un chirurgo incompetente, arrogante e presuntuoso che effettuasse un’amputazione di principio. Tutto il tempo trascorso davanti al diafanoscopio alla ricerca talora dell’introvabile, sarebbe stato per lui tempo perso che poteva meglio essere utilizzato. Quindi la seconda categoria che necessita della figura del senologo chirurgo è proprio quella dei bravi radiologi senologi. Certo quelli bravi, perché quelli mediocri o asini non sanno che farsene di un chirurgo senologo, anzi lo temono e quindi lo contrastano. Concordo con Ciatto quando afferma che il sistema sociale e sanitario non è attrezzato contro i lestofanti e i cretini, ma mi guardo bene dall’indurre chi legge a pensare che alcune categorie di medici, in particolare i chirurghi senologi, siano popolate esclusivamente da questi. Non rispondo alla provocazione secondo cui c’è sempre qualcuno, che guarda caso, a volte è un chirurgo senologo, che in un’assemblea scientifica si alza e dice una bestialità, ribattendo che spesso ai tavoli di quelle assemblee ci sono dei radiologi, perché non credo che uno scontro ideologico tra specialisti diversi giovi alla causa cui lui ed io, come tanti altri, da tanti anni ci dedichiamo. Sono altresì convinto che se il nostro interesse è quello di sconfiggere una malattia infida e capricciosa, le nostre forze devono unirsi lealmente proprio per liberare il campo da quei lestofanti e cretini di cui si è già parlato e che rappresentano un danno reale per tutti. D’altra parte ritengo che tutti noi abbiamo il dovere di dare informazioni sicure e precise alle pazienti su quelle che sono le figure professionali cui rivolgersi con maggiore affidamento. Se quindi è vero che possiamo con onestà dire che possono rivolgersi a Di Maggio o Lattanzio o Rosselli o Ciatto per la diagnosi, è altrettanto vero che dire di rivolgersi a chirurghi ugualmente qualificati per il trattamento sia quanto meno legittimo. Questo proprio per non confondere chi si occupa di diagnosi e chi si occupa di terapia. Stia dunque sereno il dr. Ciatto, i chirurghi senologi non gli vogliono usurpare ad altri un ruolo che, tra l’altro, neanche gli interessa. Essi intendono soltanto riappropriarsi con determinazione di quanto gli compete, non consentendo a nessuno di giocare sulle parole che portano ad una confusione di ruoli. Evitiamo di trasformare le diverse posizioni dialettiche e funzionali in scontri di religione o antagonismi politici. La storia andrà comunque avanti, con buona pace del dottor Ciatto che, se vorrà, potrà continuare ad indossare il suo Eskimo, ma non potrà impedire a chi vuole essere al passo con i tempi di camminare con le proprie gambe e di compiere quella rivoluzione, come tante ce ne sono già state precedentemente, che porterà alla diffusione nei nostri ospedali del “Senologo Chirurgo”. Per fare le rivoluzioni non basta appiattirsi su posizioni tradizionali e corporative, ma bisogna imporre la forza delle idee e la chiarezza degli obbiettivi.
Roberto Murgo Dirigente Unità di Senologia Chirurgica, I.R.C.C.S. Ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza, San Giovanni Rotondo (FG)
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