Vogliamo Senologi dedicati, con forme di accreditamento che ne riconoscano la qualità

 

L’ultima replica di Ciatto all’interno del dibattito sollecitato intorno al chirurgo Senologo (”Accreditamento per il Senologo? Sì, ma evidence based”) apparsa su questo Forum il primo maggio scorso fa piacere per due motivi.

Primo: finalmente qualcosa di costruttivo! L’invito a prevenire forme autoreferenziate di eccellenza – o anche solo di bravura – è, almeno per me, un invito a nozze.

Secondo: i senologi onesti e capaci sono i primi a pretendere un accreditamento (o un’altra forma di verifica con tanto di voto finale) che ne riconosca la qualità. Tra l’altro, proprio l’ANISC – Associazione Nazionale Italiana Chirurghi Senologi – guidata da Privato Fenaroli, si sta prodigando concretamente (e mi pare la prima e la sola in questa iniziativa) per istituire una Specializzazione chirurgica in Senologia che garantisca la formazione di gente preparata e ne riconosca al contempo la qualifica (lo sappiamo che, al momento, il chirurgo Senologo è ancora un ibrido o un fantasma che si aggira tra le corsie di altre Unità Operative alla ricerca di uno spazio e di un’identità). Quindi ben venga la Commissione di probiviri-saggi-esperti ecc.: le porte dei nostri istituti sono aperte.

Detto questo, tuttavia, qualche precisazione è necessaria.

Ciatto suggerisce alcuni parametri da monitorare per tenere sotto controllo le prestazioni fornite e compararle ad uno standard predefinito. Bene, ma la lista dei parametri suggeriti è nota – almeno nell’ambiente senologico – da almeno un lustro. Se ci sono difficoltà nell’applicare questo modello di certificazione, queste non dipendono certo dai Senologi, i quali al contrario sono tutti pronti sul filo di partenza per uniformarvisi. Quel che infatti i Senologi chiedono – contestualmente – è che vengano dati loro strumenti e risorse per adeguarsi agli standard richiesti. Sembra la storia del serpente che si morde la coda: noi definiamo i parametri (proprio quelli, ovvi, indicati da Ciatto e che anche in sede regionale ormai vengono proposti come noccioline), poi però ci è negato di fare il mestiere di Senologi dedicati, unico vero presupposto per raggiungere gli standard proposti. Credo sia giunto il momento di lasciare che il serpente si tagli la coda con un bel morso, così almeno si può andare avanti.

Altra considerazione. Come giustamente Ciatto fa notare, anche i programmi di screening mammografico – pure sottoposti a un controllo di qualità – mostrano di potervisi sottrarre, perché c’è sempre qualcuno pigro, svogliato, che imbroglia o che semplicemente non ce la fa a fare tutto quello che gli si chiede perché mancano fondi e  personale. E poi nessuno prende misure per quelli che vanno male. Il fatto è che se in alcuni centri di Senologia si cerca la qualità e la si ottiene, questo spesso è dovuto alla buona volontà, alla passione e alla convinzione di chi ci lavora. E lì, in attesa che le Alte Commissioni si riuniscano per dare il voto, ricevono un accreditamento spontaneo in forma di un semplice passaparola tra pazienti, di lettere sui quotidiani locali e di riconoscimenti pubblici e privati. Sarà poco, non sarà “evidence based”, ma è quel che spinge molti Senologi a non mollare, alla faccia di politiche aziendali miopi e di ostruzionismi vari provenienti da destra e manca, compresi certi tuttologi.

Ma, come dimostra il polverone sollevato dal mio “santino” d’esordio, la storia avanza e farà piazza pulita degli ostacoli, dei “tromboni” e dei “raccomandati”. Le donne, al contrario di tanti omuncoli accaparratori e furbetti, sono molto ma molto determinate, specie quando hanno un cancro al seno. E alla fine sanno sempre bene dove e da chi andare.

 

Giorgio Macellari

Coordinatore Dipartimentale per la Senologia AUSL di Piacenza