Neurotossicità dopo chemioterapia di prima linea con carboplatino-paclitaxel in pazienti con carcinoma ovarico

 

La combinazione di carboplatino e paclitaxel è al momento considerata in tutto il mondo la terapia standard di prima linea per le pazienti con carcinoma ovarico avanzato. Pur ottenendo con tale combinazione un elevato numero di risposte obiettive, la maggior parte delle pazienti rispondenti va incontro a recidiva. Le pazienti che recidivano con un intervallo libero da progressione superiore a 6-12 mesi dal termine della prima linea vengono classificate come “platino-sensibili” e sono pertanto candidate al ritrattamento con la medesima combinazione di farmaci impiegata in prima linea. Tuttavia, il reimpiego del carboplatino e paclitaxel alla recidiva di malattia può essere limitato dal rischio di tossicità neurologica periferica cumulativa. La neurotossicità è un effetto collaterale comune dell’associazione di carboplatino e paclitaxel: dalla letteratura si evince che circa il 25% delle pazienti presenta neuropatia sensoriale di grado 2-3 durante il trattamento. Sebbene sia noto che il verificarsi della neurotossicità può avere significative ripercussioni sulla qualità di vita, l’andamento a lungo termine della neurotossicità periferica determinata dal trattamento con carboplatino e paclitaxel non è stato molto studiato.

Lo studio MITO-4, recentemente da noi pubblicato su BMC Cancer,  ha valutato retrospettivamente la prevalenza di neurotossicità residua in 120 pazienti in remissione clinica dopo chemioterapia di prima linea con carboplatino-paclitaxel. Dai risultati si evince che la prevalenza di neurotossicità, anche a distanza dal termine del trattamento, non è trascurabile. In particolare, di 60 pazienti che avevano avuto neurotossicità durante il trattamento di prima linea e che sono state seguite nel follow-up, 14 pazienti (pari al 23%) riferivano neuropatia residua alla più recente visita di follow-up, dopo un follow-up mediano di 18 mesi (range, 7-58).  Inoltre, nelle altre 46 pazienti per le quali la neurotossicità si era risolta, tale risoluzione era avvenuta nei primi 2 mesi dal termine del trattamento nel 37% dei casi, tra 2 e 6 mesi nel 25% e dopo più di 6 mesi nel rimanente 15%. Complessivamente, la probabilità di avere neurotossicità residua è del 15% a 6 mesi dal termine del trattamento con carboplatino e paclitaxel, del 14% ad 1 anno e dell’11% a 2 anni dal termine della terapia. Si evidenzia quindi un sottogruppo di pazienti in cui gli effetti neurotossici persistono a notevole distanza dal termine del trattamento di prima linea. Il problema della neurotossicità residua deve essere accuratamente tenuto in considerazione nel momento in cui si considera un trattamento con la medesima combinazione di farmaci impiegata in prima linea, nelle pazienti che, essendo passati più di 6-12 mesi dal termine della prima linea, sono considerate sensibili al platino.

 

Riferimento bibliografico:

Pignata S et al.: "Residual neurotoxicity in ovarian cancer patients in clinical remission after first-line chemotherapy with carboplatin and paclitaxel: The Multicenter Italian Trial in Ovarian cancer (MITO-4) retrospective study", BMC Cancer. 2006 Jan 7;6(1):5 [Epub ahead of print]

Massimo Di Maio
Unità Sperimentazioni Cliniche, Istituto Nazionale Tumori di Napoli