| Accreditamento per il Senologo? Sì, ma "evidence based"
Leggendo quanto sta comparendo in questo
forum di discussione mi sembra che si giri intorno a un problema
che forse si teme di affrontare; quello dell'accreditamento "evidence
based".
Questo non è popolare in Italia, perchè è un sistema serio e rischia di trombare professoroni, sedicenti esperti e raccomandati, ma è semplice. Basta definire standard seri e verificabili. Lo si è fatto, almeno in teoria, con i programmi di screening, ad esempio. Per poter dire di essere un programma valido bisogna fornire una serie di dati verificabili (compliance, recall rate al primo round e ripetuto, detection rate di cancro al primo round e ripetuto, rapporto biopsie benigne/maligne, etc...): se si rientra negli standard bene, se no si è scarsi. Dico che lo si è fatto almeno in teoria perchè in pratica GISMa e GISCi (e ora l'Osservatorio Nazionale Screening) da tempo sfornano i dati, ma ai programmi che vanno male non si fa niente istituzionalmente (toccherebbe alle Regioni che ne sono informate): ogni miglioramento è lasciato al volontarismo.
Non sarebbe complesso fare lo stesso per il
chirurgo senologo o per qualsiasi altra figura professionale. I
parametri da valutare sono ovvi
- numero di cancri/anno operati
- rapporto biopsie chirurgiche
benigne/maligne per anno e età
- tipo intervento (conservativa,
radicale modificata, radicale etc..) nei cancri, per anno età e pT
- numero linfonodi nelle dissezioni
- correlazione linfonodo
sentinella/dissezione su un minimo di (50?) casi
- dissezioni o LS (e loro esito) in DCIS
- tasso reperimento lesioni non palpabili
inadeguati al primo tentativo e all'allargamento
- peso medio pezzo di reperimento per
lesioni non palpabili con esito benigno
- disponibilità/esecuzione di procedure di
chirurgia estetica per anno e età
e chi più ne ha più ne metta.
Se una commissione di probi viri (con uno
che abbia esperienza di standard/accreditamento e uno che ci capisca di
statistica, vi prego) si riunisce, può bastare un Workshop di 1-2
giorni a definire gli standard accettabili e desiderabili per ogni
variabile, standard che può essere proposto alle varie società o a un
consenso, comunque ad un soggetto che si impegni a valutare e a
accreditare. In genere comincia una società: se poi subentra la Regione
o il Ministero, meglio, ma ci vuole tempo.
Ed ecco fatto l'accreditamento: chi è negli
standard riceve un attestato annuale e lo attacca al muro. Chi non passa
l'esame non attacca nulla.
Forse l'ho fatta un pò semplice, ma ho
partecipato alla stesura di vari standard di accreditamento e vi
assicuro che non è una cosa troppo complicata se si è onesti.
Se si fa così, allora è una cosa seria,
anche se non evita che qualcuno si autocertifichi, millanti credito (a
proposito qualcuno nel forum mi ha appellato Professore ma mi sono
licenziato da Professore Associato universitario nel 1985 e sono tornato
medico del SSN, quindi "dottore"), attacchi certificati falsi
o di questa o quella World Conference of Senology, tenuta in Brasile
(Rio, mai Florianopolis) o a St. Moritz quando le piste sono chiuse.
Se non si fa così e si continuano a fare
dichiarazioni di intenti e a santificare il Senologo è sempre la solita
Italietta dove si fanno i convegni, solo relazioni (100), spazio
alla discussione inesistente, nessun discussant o finto, chairman
invitati perchè importanti che si limitano a dare la parola, mille
argomenti, e soprattutto dacci il nostro ECM quotidiano. E ci si chiama
"caro" e "valoroso" collega, specie se ci si
disprezza.
A volte mi sembra come se i piloti
discutessero della figura del "Vero Pilota di Formula 1" senza
volersi basare sui risultati delle corse. Sarebbe ridicolo. Pretendiamo
di essere giudicati e rendiamo pubblici i nostri voti: allora saremo
credibili e ci potremo fregiare di titoli. Se no rischiamo il ridicolo
come i piloti di cui sopra.
Stefano Ciatto Centro per lo Studio e la Prevenzione Oncologica - Firenze
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