| E’ necessario istituire la figura di uno specialista Senologo certificato
La
richiesta delle donne, soprattutto oggi che sono meglio informate di un
tempo, di un professionista esperto e competente, al quale rivolgersi con
fiducia per far controllare il proprio seno, è una realtà indiscutibile,
determinata anche dall’aumento di incidenza del tumore della mammella,
con tutto il carico di paura ed ansia che ne deriva. Se
l’esperto non è certificato, allora in un paese di furbi, nel quale la
“medicina è appena uscita dal medioevo”, c’è il pericolo
dell’autocertificazione e dell’autoreferenziamento, dal momento che in
medicina, come in natura, ogni vuoto tende ad essere colmato. Il
mio amico Macellari, con il quale ho l’onore di condividere
l’iscrizione ad un club esclusivo, quello dei Senologi Scalzi, ha
tratteggiato nel suo lavoro la figura del senologo ideale. Non
solo sono, ovviamente, d’accordo completamente con quanto ha scritto, ma
desidero complimentarmi per la passione che traspare dalle sue parole, la
quale presuppone (per chi non lo conoscesse di persona) una passione
altrettanto grande per la sua missione (o vogliamo parlare di mestiere?). Il
Professor Ciatto, nella sua risposta ugualmente interessante e puntuale,
ha invece voluto riportare il discorso dalle sfere elevate dell’ideale,
sulla terra, e in particolare sulla terra italica, denunciando la realtà
italiana, spesso infelice e triste, fatta di sedicenti senologi e in
particolare di chirurghi senologi “supponenti, sfrontati,
presuntuosi, stupidi, ed ignoranti”, anche se ha ammesso, con un
briciolo di ottimismo, che accanto a questi c’è “tanta brava gente in
buona fede, che deve però ancora imparare a misurasi e a migliorarsi”. Ma
questa tristezza del panorama medico-senologico italiano, che altrettanto
pienamente condivido, basti pensare allo fauna variegata dei colleghi che
popolano gli ospedali o che partecipano a riunioni o a congressi, non deve
essere fonte di rassegnazione né tanto meno essere una trappola per
l’entusiasmo, magari rimasto appannaggio di pochi, che è lo stimolo per
i sogni. E chi non sogna non ha futuro. Per
quanto riguarda la distinzione, formalmente valida, tra chirurgia minore e
chirurgia maggiore, desidero ribadire comunque che ogni atto chirurgico,
anche il più”banale”, deve essere comunque eseguito con obiettivi non
solo di efficacia ma di qualità. E
questo è maggiormente vero per la chirurgia di un organo esterno, e
quindi chirurgicamente “facile”, ma di straordinaria importanza per
l’immaginario femminile, quale il seno. E
la qualità è direttamente proporzionale alla
“superspecializzazione”, parola che non mi piace, ma che sintetizza il
pensiero di Macellari. Per
quanto riguarda la dicotomia tra diagnosi e terapia, indicata da Ciatto,
penso che possa essere valida probabilmente in realtà maggiori, ma non
sia altrettanto valida in piccole realtà come quella dove opero, che
rispecchia molte altre realtà italiane simili. Io
sono un chirurgo senologo che fa diagnosi e terapia, e sono il riferimento
per le donne e i colleghi del mio territorio. Come
diagnosta, eseguo visite, sia nell’ambito della prevenzione che per
problemi clinici, integrate
dall’esame ecografico, come terapeuta taglio , cucio e medico, cercando
la delicatezza del gesto, che deve essere suggerito e supportato dalle
conoscenze che mi sforzo di tenere aggiornate. E
in questo non sono diverso dal mio collega ginecologo che visita, esegue
un’ecografia specialistica, formula una diagnosi, richiede altri esami
per la conferma, e poi opera e segue la paziente. Il
nocciolo della questione, centrato mirabilmente da Macellari, è quello di
istituire e di riconoscere una figura di riferimento per i problemi
senologici, di individuare il “direttore d’orchestra” che sappia
gestire la donna, consigliare, indirizzare e trattare il suo seno con
competenza, cultura, delicatezza, disponibilità ed empatia. Questo
già avviene per altre discipline: basti pensare al cardiologo,
all’urologo, al diabetologo … Non
voglio essere frainteso: non sostengo che il senologo debba essere anche
un radiologo o un anatomo-patologo o un oncologo. Anzi è altresì
auspicabile che ci possano essere altri professionisti parimenti dedicati
alla patologia mammaria. Parte
della confusione attuale indubbiamente è stata generata dal fatto che,
essendo stato stigmatizzato
più volte, e a ragione, la necessità di un approccio multidisciplinare
alla patologia mammaria, ogni specialista del team si è sentito
autorizzato ad assumere il ruolo di direttore. In
conclusione ritengo che
individuare in modo chiaro chi debba rivestire
il ruolo di direttore delle malattie del seno, gioverebbe a tutti, in modo
particolare alle donne e che questo direttore d’orchestra non può che
non essere un chirurgo, con tutte le
caratteristiche descritte e mitizzate da Macellari. Soltanto per non essere accusato di auto-referenziamento, indico quali sono le mie “carte ufficiali”: oltre alla specializzazioni conseguite in università italiane in Chirurgia Generale (a Milano) e in Chirurgia Oncologica (a Napoli) ho conseguito il Certificat Universitaire des maladies du sein, presso l'Università Louis Pasteur di Strasburgo (una vera e propria specializzazione con tanto di esami e tesi finale) e il diploma dalla European School of Breast Ultrasonology al 10th International IBUS Seminar, presso Herlev Hospital dell’Università di Copenhagen.
Giorgio
Maria Baratelli Chirurgo
senologo, Ospedale di
Gravedona (Como)
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