| La legge sulle Breast Unit della Regione Campania: the end of the beginning or the beginning of the end? Sul
bollettino della Regione
Campania N° 59 del 14 Novembre 2005 è stata pubblicata la legge che ha
per titolo: “Istituzione Unità di Senologia-Breast Unit”. Legge che, nei suoi principi informatori, è da considerarsi positiva, mettendo l’accento sulla opportunità, anzi la necessità, di una equipe costituita da professionalità dedicate, per offrire alle donne ammalate al seno un servizio qualificato, al passo con le attuali conoscenze scientifiche e con l’organizzazione che tale materia ha come fondamentale presupposto. Inoltre, altra cosa positiva, riconosce la figura del “senologo dedicato” quale indispensabile presupposto per una buona conduzione dei percorsi diagnostico-terapeutici. La legge era nata attraverso una serie di incontri non ufficiali tra alcune delle figure professionali coinvolte e già operanti sul territorio della Regione, cercando, come deve essere, un consensus di idee e strategie e tenendo conto delle realtà locali. Il dialogo si è improvvisamente interrotto e con un blitz legislativo si è arrivati ad approvare in tempi rapidissimi (insoliti per la politica) l’impianto che tutti possono leggere, abbastanza difforme da quanto discusso. Si tratta di una legge che copia ed in parte modifica l’impianto delle linee guida Europee, ma essendo una legge “operativa”e non solo propositiva avrebbe dovuto essere meno ambigua in alcune parti,i n particolare sui criteri di accreditamento. In
sintesi ecco quelli che ritengo essere i maggiori bug della legge : -localizzazione delle Breast Unit (art 2 comma 2). Stabilisce che esse siano localizzate nelle Aziende Ospedaliere e, con esplicita dichiarazione del proponente e del coordinatore del comitato di esperti, solo in esse. In pratica, ad eccezione della Provincia di Napoli, una Breast per provincia (netto il contrasto con l’allegato B:una unità ogni 250.000 abitanti). Ovvero non si tiene assolutamente in conto dell’esistente negli altri Ospedali delle AA.SS.LL che per alcune realtà provinciali è non solo qualitativamente di ottimo livello, ma è il solo esistente (in tre Provincie su 5, nelle Aziende Ospedaliere non si fa senologia nel senso vero del termine). Sarebbe
stato semplicissimo (e presente nella bozza iniziale) eseguire
prioritariamente una ricognizione dell’esistente in strutture pubbliche,
conoscerne dettagliatamente i requisiti in termini scientifici ,
organizzativi e logistici. Ignorarle significa vanificare il lavoro di
tanti anni a favore invece di sedicenti breast unit, magari allocate ad un
chilometro di distanza, che in virtù della legge godrebbero di
legittimazione legislative e fondi, nche per la “ricerca “(argomento
che preferisco non toccare per evitare di sollevare un vespaio). -non
si precisano in alcun modo (articolo 4) i requisiti del chirurgo senologo
responsabile, se non con parole tipo “riconosciuta esperienza in campo
senologico”, e via con queste menate che sanno tanto di
autocertificazioni o letterine dell’ex primario o dell’ex manager,
magari assurto a nuove e più alte funzioni. -sullo stesso argomento ancora più discutibile l’assunto contenuto nell’allegato B, quando dice:”il lavoro è eseguito da specialisti con formazione specifica in cancro della mammella e non da personale ancora in formazione”. Parole,solo parole senza nessun senso scientifico. Non una parola, invece, sull’accreditamento “evidence based”, ovvero l’unica cosa che dovrebbe contare se si vuole fare una Senologia rigorosa e moderna. E ciò è talmente strano, essendo quello basato sulla Medicina delle Evidenze metodo semplice e rigorosamente scientifico, da sembrare sospetto. Tutti sappiamo che gli standard in senologia sono ben conosciuti e semplicemente verificabili. A maggior ragione per il chirurgo-senologo che dalla legge è portato a dirigere la breast unit i parametri da verificare sono chiari, pochi, controllabilissimi. Basta costituire una apposita commissione, peraltro prevista dalla legge Campana, e sembra già nominata,ed in 48 ore è possibile stendere l’elenco dei requisiti e passare al setaccio la realtà attuale. Sarebbe evitato il pericolo di autocertificazioni, millantato credito, pressioni politiche. Ma di ciò nulla!!! Se non si fa così si creeranno breast unit virtuali, che, per raggiungere gli standard professionali, d’esperienza e gestionali necessari per una senologia efficiente ed efficace, ci metteranno dai cinque anni ai dieci . Nel frattempo bisognerebbe dire alla donne ammalate al seno che per questo periodo faranno da “cavie” ma che avranno il nobile scopo di aver contribuito a quello che un giorno, forse, sarà un centro di eccellenza? Non tutti hanno bene in mente, e mi meraviglia non tanto della politica, quanto degli addetti ai lavori, che la senologia soffre molto la mediocrità che ancora, diciamolo con onestà, serpeggia tra di noi. Ma ne soffrono e ne soffriranno ancora di più le tante donne ammalate al seno, che, illuse da leggi mal fatte, illusorie, scientifiche solo in apparenza, si accorgeranno a proprie spese che l’accusa più grave ed insopportabile per noi chirurghi-senologi meridionali, il vero marchio epidemiologico che ci condanna (di cancro al seno al Sud ci si ammala di meno ma si muore di più) è di gran lunga lontano dal poter essere risolto. Chi
se ne assumerà la responsabilità morale? Ovviamente,
da chirurgo senologo, ho esaminato quelle che solo dal mio punto di vista
sono le discrasie di una legge che va rivisitata e modificata, ma sono
certo che altre figure professionali protagoniste in senologia noteranno
ulteriori bug legislativi.(per inciso nessuna parola sul radioterapista,
che sembrerebbe figura marginale non essendo neanche previsto che
partecipi ai consulti, assente del tutto la figura dell’epidemiologo). Sul Numero di Marzo 2006 di EJC è stato pubblicato un bellissimo articolo a firma Matt Aapro dal titolo::"Breast cancer:the beginning of the end or the end of the beginnig"? Ovviamente nulla a che vedere sull’argomento che sottopongo alla discussione ma mi consente di prenderne spunto perché eventi come la legge N°20 della Regione Campania, che anticipa fortemente la devolution, possono essere determinanti per la sorti della senologia nella nostra Regione. Se sarà applicata “Evidence Based” potremo essere alla fine dell’inizio per un futuro senologico fatto di competenze, rigore scientifico e garanzie del miglior trattamento per le ammalate di cancro al seno. Altrimenti, ci avvieremo sempre più verso l’inizio della fine, rappresentando, tale legge ,solo una buona “opportunità” per qualcuno. Francesco Ascione UO Senologia ASL CE2, Caserta, Italy
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