Dibattito sul linfonodo sentinella

 

 

La domanda

 

Facendo riferimento al mio precedente editoriale (“Biopsia del linfonodo sentinella: poca prudenza?”), vorrei invitare ad una discussione i colleghi autori dello studio

Population-based sentinel lymph node biopsy (SLNB) in early invasive breast cancer (EIBC).comparso sul sito, e gli altri colleghi che desiderino intervenire.

A parte riportare il fatto che la metà delle dissezioni ascellari sono state risparmiate dalla tecnica SLNB, che si per sè è un fatto numerico e non necessariamente un vantaggio, il loro lavoro non risolve i miei dubbi

1. quante condizioni N+ sono state misconosciute nei casi con SLNB negativa ?

2. quanti di questi casi con stadiazione ascellare falsa negativa non hanno usufruito dei un trattamento adiuvante che sarebbe stato indicato se avessero fatto una dissezione ascellare ?

3. quale è l'evidenza reale che i soggetti che hanno subito SLNB hanno avuto un miglioramento della qualità di vita ? A prima vista, considerando che una buona parte delle SLNB sono risultati N+ e quindi inutili ,questi pazienti hanno avuto certamente un peggioramento della qualità di vita perchè hanno subito una pratica diagnostica inutile. Non vedo invece l'evidenza convincente che la qualità di vita dopo SLNB sia migliore: suppongo si intenda sul piano della funzionalità dell'arto, ma siccome ci sono studi che dimostrano che SLNB non è esente da sequele locali, credo che il fatto vada sostanziato con una verifica fisiatrica su un congruo numero di casi

4. mi sembra che manchi la valutazione dei costi: a fronte di un vantaggio che, ripeto, dovrebbe essere sostanziato, è importante determinare i costi, con 1/3 delle SNLB inutili perchè N+, rispetto alla dissezione ascellare eseguita nel contesto della rimozione del t. primitivo

 

Stefano Ciatto MD
Dept. Diagnostic Imaging
Centro per lo Studio e la Prevenzione Oncologica
viale A. Volta, 171
50131, Firenze, Italy

 

 

 

Le risposte

 

 

·         A proposito di quanto scritto da Stefano Ciatto, crediamo interessante riportare la nostra esperienza.

Nell’ambito di un trial randomizzato multicentrico di fase III sul linfonodo sentinella (Sentinella – GIVOM) condotto nella regione Veneto, con il passare del tempo abbiamo riscontrato una progressiva difficoltà nell’arruolamento delle pazienti.

Tale difficoltà è stata principalmente attribuita, dai chirurghi partecipanti, alla riluttanza da parte delle pazienti di ricevere un possibile svuotamento ascellare “classico” in prima battuta.

Evidentemente, la “propaganda” condotta in questi anni, anche dai mass media laici, in favore della biopsia del linfonodo sentinella, come procedura più accurata e meno mutilante della dissezione ascellare, ha colto nel segno.

In effetti, da un'indagine condotta nella nostra regione, è emerso che quasi il 75% dei chirurghi senologi si è sentito forzato ad utilizzare la biopsia del linfonodo sentinella nella pratica quotidiana.

Tuttavia, corre l’obbligo di ricordare che nell’unica esperienza pubblicata in cui è stato chiesto alle pazienti di scegliere tra un possibile trade-off quantità/qualità di vita (ANZJ Surg 2002; 72:110-113), solo un terzo di loro ha optato per la biopsia del linfonodo sentinella qualora essa avesse comportato una riduzione, anche solo di un decimo di punto percentuale, della sopravvivenza a fronte della possibilità di evitare gli effetti collaterali legati allo svuotamento ascellare.

Appare pertanto quanto mai necessario offrire alle pazienti con tumore della mammella una informazione equilibrata e basata su solide evidenze così da permettere una scelta serena del trattamento chirurgico più appropriato.

Allo stato attuale, la biopsia del linfonodo sentinella non dovrebbe essere presentata come sostitutiva dello svuotamento ascellare ma piuttosto come una opzione da discutere insieme alla paziente, presentandone i possibili rischi e benefici.

 

Gian Luca De Salvo

Ufficio di Epidemiologia Clinica

Centro Oncologico Regionale di Padova

 

Giorgio Zavagno

Clinica Chirurgica II

Azienda Ospedaliera – Università di Padova

 

 

 

 

 

·        In merito alle domande poste da Stefano Ciatto farei le seguenti osservazioni

 

1. quante condizioni N+ sono state misconosciute nei casi con SNLB negativa:

Veronesi NEJM 2003, circa il 5%

 

2. quanti di questi casi con stadiazione ascellare falsa negativa non hanno usufruito di un trattamento adiuvante che sarebbe stato indicato se avessero fatto una dissezione ascellare?

sicuramente assai meno perchè un pò di chemioterapia o di TAM si fa comunque e perchè sono "poco" N+ (1-3 linfonodi)

 

3. quale è l'evidenza reale che i soggetti che hanno subito SNLB hanno avuto un miglioramento della qualità di vita.....?

- gli N+ identificati in intraoperatoria hanno solo subito una pratica inutile

- gli N+ identificati in differita con immunoistochimica hanno un danno:

a) il successivo svuotamento è negativo in 4 casi su 5 (Krag)

b) il successivo svuotamento è seguito dal 20% di linfedemi (Krag)

- gli N- "veri" hanno un vantaggio (3% di linfedemi (Krag) contro 6% nei sampling e 15% negli svuotamenti completi)

- gli N- "falsi" hanno probabilmente un modesto svantaggio

 

4. mi sembra che manchi la valutazione dei costi.....

difficile da fare: c'è un pò di risparmio di pressoterapie....

 

In conclusione la procedura va riservata a chi è "probabilmente" N-

L'unico vero vantaggio è che ai metacroni tardivi si può ancora fare lo svuotamento e avere informazione sull'N

Tra gli svantaggi la tecnica impone biopsie mammarie interne per lo più negative. Se poi sono positive il vantaggio clinico è discutibile (vecchio studio di Veronesi anni '80)

 

Gaetano Cardona,

Direttore Divisione Chirurgia Casa di Cura Villanova – Firenze

 

 

 

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