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Seconda recidiva ascellare Nella
sezione "Quesiti clinici"
Privato Fenaroli, Direttore dell'Unità Operativa di Senologia degli Ospedali Riuniti
di Bergamo, risponde alla domanda di un collega in merito al percorso
terapeutico da seguire in un caso di seconda recidiva neoplastica ascellare. Ecco le osservazioni di altri colleghi: Mi
permetto di entrare nella discussione relativa al caso di ripetuta recidiva
ascellare. Anzitutto non è facile decidere in questa situazione, poichè i
dati sono notevolmente incompleti. Necessiterebbe sapere se la prima recidiva
è avvenuta dopo svuotamento ascellare o dopo linfonodo sentinella, se in
trattamento adiuvante o meno, e se la paziente è stata trattata con terapia
medica, chirurgia (quale) o radioterapia. Concordo con il fatto che, se esiste
malattia in altre sedi e la situazione ascellare non richiede palliazione
urgente, il trattamento primario è la terapia medica (anche se diversa da
quella in atto nel momento in cui la
recidiva è comparsa). Peraltro, se la recidiva ascellare è così
importante da richiedere palliazione urgente ed esiste (verosimimente) in
qualche modo infiltrazione perilinfonodale, la chirurgia ha poche probabilità
di controllo locale e potrebbe
essere presa in considerazione la radioterapia, che spesso è localmente
più efficace. Anche se non si conoscono in questo caso i trattamenti precedenti effettuati, trattandosi la seconda recidiva ascellare di evenienza abbastanza rara, specie dopo linfoadenectomia, penso che, fino a che sia possibile, convenga sempre intervenire con chirurgia e, se i tessuti lo consentono, qualora l'intervento stesso non sia stato 'radicale', procedere con radioterapia locale.
Valiano Mungai Università degli Studi di Firenze |