Seconda recidiva ascellare

 

Nella sezione "Quesiti clinici" Privato Fenaroli, Direttore dell'Unità Operativa di Senologia degli Ospedali Riuniti di Bergamo, risponde alla domanda di un collega in merito al percorso terapeutico da seguire in un caso di seconda recidiva neoplastica ascellare. Ecco le osservazioni di altri colleghi:

 

Mi permetto di entrare nella discussione relativa al caso di ripetuta recidiva ascellare. Anzitutto non è facile decidere in questa situazione, poichè i dati sono notevolmente incompleti. Necessiterebbe sapere se la prima recidiva è avvenuta dopo svuotamento ascellare o dopo linfonodo sentinella, se in trattamento adiuvante o meno, e se la paziente è stata trattata con terapia medica, chirurgia (quale) o radioterapia.

 Concordo con il fatto che, se esiste malattia in altre sedi e la situazione ascellare non richiede palliazione urgente, il trattamento primario è la terapia medica (anche se diversa da quella in atto nel momento in cui la  recidiva è comparsa). Peraltro, se la recidiva ascellare è così importante da richiedere palliazione urgente ed esiste (verosimimente) in qualche modo infiltrazione perilinfonodale, la chirurgia ha poche probabilità di controllo locale e  potrebbe essere presa in considerazione la radioterapia, che spesso è localmente più  efficace.

Stefano Ciatto CSPO, Firenze

 

 

Anche  se non si conoscono in questo caso i trattamenti precedenti effettuati,  trattandosi la seconda recidiva ascellare di evenienza abbastanza rara, specie dopo linfoadenectomia,  penso che, fino a che sia possibile, convenga sempre intervenire con chirurgia e, se i tessuti lo consentono, qualora l'intervento stesso non sia stato 'radicale', procedere con radioterapia locale.


Valiano Mungai Università degli Studi di Firenze