
RM e stadiazione preoperatoria dei carcinomi della mammellaStadiazione
preoperatoria del carcinoma mammario mediante RM: alcune note critiche
Stefano Ciatto Centro
per lo Studio e la Prevenzione Oncologica, Firenze L’articolo
di Sardanelli e Colleghi apparso recentemente su AJR e ripreso da www.senology.it riapre un contenzioso non
chiarito. La RM deve far parte obbligatoriamente della stadiazione
preoperatoria dei carcinomi mammari eleggibili (ormai quasi tutti) per una
terapia conservativa ? La RM, che molti studi (anche se pochi controllati)
dimostrano avere una sensibilità maggiore della mammografia, non ha al
momento indicazione nella diagnosi differenziale delle alterazioni focali
identificate alla clinica, ecografia o mammografia: nei casi dubbi la
citologia e, se necessario, la core biopsy consentono una accuratezza
superiore al 99% a costi decisamente inferiori alla RM. La RM quindi può
trovare al momento indicazione solo nella diagnosi delle neoplasie occulte
alla clinica e all’imaging convenzionale: l’impiego della RM può essere
proposto nello screening, anche se i costi ne limitano l’uso a casistiche
molto selezionate e nelle quali si ricerca la massima sensibilità (ad es.
soggetti a rischio eredofamiliare) o nella stadiazione preoperatoria dei casi
eleggibili alla terapia conservativa. Il problema della opportunità di studiare
preoperatoriamente con RM va affrontato, come tutti i problemi in medicina,
con l’ottica prioritaria di “cosa è meglio per il paziente”. E’ un’ottica
spesso dimenticata a favore di “cosa è meglio per il medico” o “cosa è meglio
per l’erario pubblico”. Dati i costi della RM il secondo problema proprio non
si pone ma il primo certamente si. Vediamo di ragionare con ordine
Tabella 1
– studi istopatologici di multifocalità/centricità | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
Tabella 2
– terapia conservativa solo chirurgica e tasso di recidive mammarie | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
Autori |
casi |
T (cm) |
Tipo intervento |
Tasso recidive (%) |
Follow-up (anni) |
Tasso % /anno |
|
Greening |
81 |
<2 |
Q |
15 |
5 |
3 |
|
Kantorowitz |
99 |
2 (medio) |
T/AE/Q |
26 |
3,2 |
8 |
|
Moffat |
51 |
<2,5 |
AE |
10 |
6 |
1 |
|
Lash |
130 |
<4 |
Q |
12 |
4,8-10,7 |
1-3 |
|
Clark |
374 |
<5 |
AE |
29 |
10 |
3 |
|
Lagios |
25 |
<5 |
AE |
20 |
0,5-4 |
2-5 |
|
Freeman |
47 |
<5 |
T |
26 |
1,5-9,5 |
2-17 |
|
Montgomery |
31 |
<5 |
AE |
33 |
5 |
6 |
|
Tagart |
44 |
<5 |
AE |
54 |
9-13 |
4-6 |
- non è sempre chiara la tipologia
della casistica studiata. Idealmente la casistica dovrebbe essere costituita
da soggetti candidati alla conservativa, ma spesso sono inclusi (o sono
esclusivi, come nel caso dello studio di Sardanelli e Coll.) casi candidati
alla mastectomia, quindi in stadio più avanzato e con rischio associato di multicentricità/focalità
assai maggiore. E’ concettualmente errato definire la convenienza di una
metodologia su una casistica diversa da quella in cui si propone di impiegare
la metodologia in oggetto.
- non sono sempre chiari i criteri
di selezione che potrebbero costituire un bias a favore della
multicentricità: ad es. nello studio di Sardanelli e Coll. ben 9/99 (9%) dei
casi sono bilaterali, contro l’1% della pratica corrente, e le neoplasie
bilaterali più facilemente si associano a multifocalità. In effetti lo studio
di Sardanelli e Coll. riporta una frequenza di multifocalità del 29% e di
multicentricità del 18% per un complessivo 47% di multicentricità-focalità,
decisamente tra i più alti, se non il più alto, riportato.
- non sono univoci i criteri per
definire la multifocalità o multicentricità
- non è sempre valutata la frequenza
con cui la RM ha modificato l’iter rispetto alla conservativa programmata
in questa survey (Tabella 3) sono state raggruppate le
multifocalità e multicentricità (media = 24%) ed è stata assunta come
sufficiente a modificare l’iter terapeutico una multifocalità evidente solo
alla RM (media = 7% dei casi, non necessariamente solo candidati alla
conservativa)
Tabella 3
– frequenza di multifocalità/centricità e impatto sulla scelta terapeutica
|
Autore |
Casi (operabili) |
Multifocali/centrici
(%) |
Frazione
(%) di casi in cui
viene modificato il
trattamento |
|
Rankin,
2000 |
153 |
40 (25) |
24 (15) |
|
Orel, 1995 |
57 |
22(34) |
13 (20) |
|
Kramer, 1998 |
46 |
9 (20) |
- |
|
Orel, 1997 |
47 |
14 (29) |
4 (8) |
|
Hlawatsch, 2002 |
104 |
27 (26) |
5 (5) |
|
Malur, 2001 |
223 |
51 (22) |
3 (1) |
|
Fischer, 1999 |
405 |
92 (22) |
24 (6) |
|
Totale |
1225 |
295 |
73 (7) |
|
Gatzemeier
1999 |
91 |
- |
25 (27) |
|
Sardanelli,
2004 |
99 |
47 (47) |
- |
Tabella 4
– RM e specificità nella identificazione di neoplasie mammarie
|
Autore |
Casi |
Specificità
% |
|
Gilles, 1994 |
79 |
53 |
|
Kuhl, 1995 |
20 |
55 |
|
Fobben, 1995 |
70 |
82 |
|
Obdeijn,
1996 |
21 |
67 |
|
Fenlon,
1997 |
23 |
91 |
|
Bone,
1997 |
93 |
72 |
|
Kramer, 1998 |
46 |
87 |
|
Turnbull, 1999 |
55 |
90 |
|
Fischer, 1999 |
143 |
65 |
|
Nagy, 2000 |
49 |
82 |
|
Kvistad, 2000 |
58 |
93 |
|
Malur, 2001 |
254 |
68 |
|
Cecil,2001 |
15 |
86 |
|
Brown, 2001 |
102 |
71 |
|
Kristoffersen, 2002 |
32 |
47 |
|
Walter, 2003 |
23 |
74 |
|
Liberman, 2003 |
211 |
78 |
|
Viehweg, 2004 |
108 |
90 |
|
Gatzemeier, 1999 |
21 |
82 |
|
Drew,
1999 |
96 |
93 |
|
Totale |
1402 |
74 |
Conclusioni
La RM può essere presa in considerazione nella stadiazione
preoperatoria del ca. mammario eleggibile alla terapia conservativa solo se
- su una casistica locale di soggetti
candidati alla mastectomia si verifica l’accuratezza diagnostica della RM
mediante esame seriato della mammella per identificare i focolai
multicentrici visti e non visti dalla RM stessa e sfuggiti alla diagnostica
classica. E questo è certamente un punto al chiarimento del quale
contribuisce lo studio di Sardanelli e Coll.
- si dispone di una facile
praticabilità di biopsia RM guidata per tutte le positività RM occulte alla
diagnostica tradizionale: la specificità piuttosto bassa della RM (confermata
pienamente dallo studio di Sardanelli e Coll., con oltre 1/3 dei focolai
positivi alla RM effettivamente risultati benigni) impone una conferma istologica di natura peoperatoria.
Anche in questo modo, peraltro, non si esclude che una lesione confermata
maligna alla core biopsy non sia lo stesso non evolutiva e che quindi la
mastectomia conseguente non sia utile, ma almeno si evitano tutte le
mastectomie inutili che conseguirebbero ai numerosi falsi positivi RM.
In alternativa a queste soluzioni la RM non deve essere usata correntemente nella stadiazione, così come non è pensabile di usare la mammografia per diagnosticare le microcalcificazioni se non si è definita la sua accuratezza e soprattutto il suo valore predittivo positivo, e soprattutto se non si è attrezzati per la stereotassi. L’alternativa è un tasso di mastectomie abusive intollerabile. Nelle serie consecutive di biopsie percutanee RM guidate per positività RM da definire, viene riportato un tasso di biopsie benigne elevato (Fisher, 1998 = 75%; Morris, 2002 = 70%, Kuhl, 1997 = 45%): tutti casi che, in mancanza di core biopsy RM guidata, sarebbero finiti alla mastectomia abusiva.
Una alternativa molto premiante e chiarificatrice sarebbe
uno studio prospettico nel quale l’area positiva RM e muta agli altri test
venga seguita nel tempo dopo la chirurgia fino a che non dia segni di sé
clinici, mammografici o ecografici. Un simile studio non è lesivo delle
pazienti, in quanto esse ricevono un trattamento radicale o radicalizzabile
con una mastectomia differita, riduce pressoché a zero il rischio di
sovradiagnosi/sovratrattamento, e consente di definire (se possibile) la
tipologia specifica delle lesioni multicentriche effettivamente evolutive.
Come spesso succede in diagnostica, l’eterno dilemma sta
tra la sensibilità e la specificità, tra i costi e i benefici: spesso si
parte con il magnificare i benefici, l’aumento di sensibilità (questa è
purtroppo la fase attuale per la stadiazione mediante RM). Poi si riflette e
si cominciano a considerare gli aspetti negativi, i costi, la specificità.
L’ideale è che le due cose avvenissero contemporaneamente.
disponibile
in dettaglio a richiesta all’autore.
Rispondono Francesco
Sardanelli e Giovanni Simonetti, coautori dell’articolo citato pubblicato su
AJR di Ottobre 2004
Servizio di Radiologia, Istituto Policlinico San Donato,
Milano
f.sardanelli@grupposandonato.it
Le possibili indicazioni alla RM
dinamica mammaria sono attualmente abbastanza definite (1). Ad oggi essa non
può e non deve rappresentare un’alternativa alla biopsia (soprattutto a causa
della non sufficiente sensibilità della RM per i tumori in situ, a più bassa
angiogenesi). Tra queste vi è la stadiazione locale. Il problema aperto è
quando eseguirla.
Il nostro studio (2) ha cercato
di dare un contributo di conoscenza in tal senso, ponendo per la prima volta
come gold standard l’intera mammella (e qui sta la sostanziale originalità
dello studio, dichiarata già nel titolo, che costituisce un piccolo granello
nell’accumulo delle conoscenze sul tema). Ne è risultata una notevole
sensibilità della mammografia (66%), tuttavia inferiore a quella della RM
(81%) che quindi non rileva ancora il rimanente 19%. Peraltro, mentre le
dimensioni dei foci maligni persi alla mammografia sono intorno a 1 cm e
invasivi al 70%, i dati analoghi per la RM sono circa 5-6 mm e 50%. Inoltre,
la differenza in sensibilità è significativa solo per le mammelle miste o
dense, non significativa per quelle radiotrasparenti. Lo studio conclude
che, fino a quando non avremo dati da studi randomizzati (o comunque
controllati), appare consigliabile la stadiazione locale prechirurgica nelle
donne con mammelle mammograficamente miste o dense.
Le osservazioni di Stefano
Ciatto partono dal presupposto (che ha una logica ma è tutto da dimostrare)
che l’uso della RM preoperatoria porti a overdiagnosis e overtreatment. Tutti
sanno che ciò può essere vero ad esempio per qualsiasi programma di
screening, anche quello mammografico, ma ciò non ne diminuisce la dimostrata
validità. Se oggi abbiamo a disposizione una tecnica come la RM dinamica che
ci fa vedere di più in termini di possibili multifocalità o multicentricità,
è difficile accettare l’ipotesi che “è meglio non sapere”. E’ meglio sapere.
Il problema è fare un uso intelligente dell’informazione ottenuta (che
ovviamente non consiste nel mandare a mastectomia tutte le donne con qualche
focus di enhancement…).
Infatti è già così. Lo
studio recente di Fischer et al. (3) riferisce un tasso di mastectomie nella
serie di pazienti sottoposte a RM del 29% contro il 39% in quelle non
sottoposte a RM, un tasso di recidive omolaterali dell’ 1.2% e del 6.5% e un
tasso di tumori controlaterali del 1.7 e del 4%, rispettivamente. Non è uno
studio randomizzato controllato ma riflette probabilmente un fenomeno che è
già in corso ed è discusso dalle riviste di chirurgia americana (4): la
possibilità di usare la RM per riportare a intervento conservativo casi di
multifocalità o limitata multicentricità che altrimenti andrebbero a
mastectomie. D’altra parte la scoperta alla sola RM di uno più foci
maligni omolaterali a quello già noto spesso porta a un adattamento
migliorativo della strategia chirurgica conservativa e non a una mastectomia.
I chirurghi sanno bene che tra una nodulectomia e una mastectomia vi sono
molti gradi intermedi possibili, anche a seconda delle dimensioni della
mammella. In pratica, la RM consente di adattare la strategia operatoria
alla malattia di ciascuna paziente consentendo un approccio chirurgico
personalizzato. Qui sta il futuro strategico della RM preoperatoria…
nel quale si può collocare correttamente anche l’invio a mastectomia
(possibilmente con ricostruzione immediata!) di pazienti che – se sottoposte
a intervento conservativo – andrebbero incontro a recidiva locale con
necessità di successiva radicalizzazione (evento psicologicamente drammatico,
con peggiori risultati estetici e più alti costi complessivi!). Non è qui
il caso di sottolineare l’importanza della scoperta mediante RM di tumori
controlaterali sincroni… fino al 5% in una casistica recente (5).
Il bilancio complessivo
dell’uso della RM preoperatoria (almeno nelle donne con mammelle miste o
dense) potrebbe essere quello di una riduzione delle recidive locali
associata a una riduzione delle mastectomie totali (quelle in prima istanza
più quelle da radicalizzazione in seconda istanza) o a un eguale numero di
mastectomie ma con più ricostruzioni immediate e meno radicalizzazioni in
seconda istanza.
Qualcuno potrebbe dire che però non lo sappiamo ancora perché non ci
sono studi randomizzati, etc. Certo, è cosi, lo abbiamo detto a chiare
lettere nelle conclusioni dell’articolo. E allora che facciamo? Aspettiamo
per dieci anni? Non vogliamo ritrovarci nella situazione dell’eterna querelle
sulla mammografia nelle quarantenni, vero?
Al di là dell’organizzazione
di studi randomizzati (o comunque di studi che confrontino affidabilmente
serie o data base di pazienti con RM preoperatoria e senza RM preoperatoria),
i veri problemi aperti sono tre:
1.
Cosa può dare l’ecografia in questo ambito?
2.
Tutti i centri che vogliono usare la RM preoperatoria devono avere al
loro interno anche la bobina per biopsie e centraggi RM-guidati?
3.
Quale rapporto con i colleghi chirurghi?
Risposte:
1.
L’ecografia può dare molto (6) ma probabilmente meno della RM e, data
la sua non panoramicità, è meno utile al chirurgo (cui la RM fornisce invece
mappe MIP – maximum intensity projection – similmammografiche). Se ne
intravede, nella stadiazione locale, una possibile collocazione dopo la RM
nella flow-chart (v. punto 2), unendo in un unico step i vantaggi del first e
del second look.
2.
Almeno il 25% (ma secondo alcuni si può arrivare a oltre il 50%) dei
foci only MR-detected sono poi riconoscibili al second look ecografico (e
quindi facilmente biopsabili e centrabili) e quelli non riconoscibili in
second look ecografico hanno una probabilità molto più bassa di essere
maligni (14% contro 43%) (7). Biopsia ed eventuale centraggio RM-guidato (per
il quale sono da tempo disponibili fili in materali radiopachi RM-compatibili
e altre interessanti e semplici soluzioni sono alla studio) non è detto
debbano essere eseguiti nello stesso servizio che ha eseguito la RM e il
second look ecografico (esattamente come non è obbligatorio che la
stereotassi sia disponibile presso ogni unità mammografica…). In pratica chi
intende usare la RM preoperatoria deve connettersi con un centro che abbia
anche bobina per biopsia e centraggio RM-guidati.
3.
Il rapporto con i chirurghi è il vero key-point. Condizione preliminare
per proporre ed eseguire la RM preoperatoria è uno stretto e fattivo rapporto
di collaborazione col chirurgo che opererà la paziente. Tempo e costo della
RM hanno un senso se il chirurgo è disponibile a tenere conto dei risultati
della RM sulla linea della personalizzazione del trattamento chirurgico illustrata
poco sopra. E’ qui che adesso occorre impegnarsi a fondo. Studi più
conclusivi possono nascere solo da questa collaborazione (su scala italiana o
europea).
P.S. La specificità della
RM meriterebbe tutta una trattazione a parte. Mi limito a ricordare che un
semplice score system che integra criteri morfologici e dinamici porta la
specificità a oltre il 90% nella una serie di oltre 1000 mammelle riportata
da Baum e Coll. (8)
References
1. Sardanelli F, Lozzelli A, Fausto A. MR imaging of the breast: indications, established technique, and new directions. Eur Radiol 2003;13 Suppl 3:N28-36.
2. Sardanelli F, Giuseppetti GM, Panizza P, Bazzocchi M, Fausto A, Simonetti G, Lattanzio V, Del Maschio A;
Italian Trial for Breast MR in Multifocal/Multicentric Cancer.
Sensitivity of MRI versus mammography for detecting foci of multifocal, multicentric breast cancer in Fatty
and dense breasts using the whole-breast pathologic examination as a gold standard.
AJR Am J Roentgenol 2004;183:1149-57.
3.
Fischer U, Zachariae O,
Baum F, von Heyden D, Funke M, Liersch T. The influence of preoperative MRI
of the breasts on recurrence rate in patients with breast cancer. Eur Radiol 2004;14:1725-31.
4.
Hollingsworth AB. Perspectives on preoperative staging with
breast MRI. J Am Coll Surg 2004;199:173-174.
5.
Liberman L, Morris EA, Kim
CM, Kaplan JB, Abramson AF, Menell JH, Van Zee KJ, Dershaw DD. MR imaging
findings in the contralateral breast of women with recently diagnosed breast
cancer. AJR Am J Roentgenol. 2003
Feb;180(2):333-41.
6.
Moon WK, Noh DY, Im JG. Multifocal, multicentric, and contralateral
breast cancers: bilateral whole-breast US in the preoperative evaluation of
patients. Radiology. 2002 Aug;224(2):569-76.
7.
LaTrenta LR, Menell JH,
Morris EA, Abramson AF, Dershaw DD, Liberman L. Breast lesions detected with
MR imaging: utility and histopathologic importance of identification with US.
Radiology 2003;227:856-61.
8. Baum F, Fischer U, Vosshenrich R, Grabbe E.
Classification of hypervascularized lesions in CE MR imaging of the breast. Eur
Radiol 2002;12:1087-92.
La RM è una indagine
indispensabile per una corretta stadiazione pre-operatoria del carcinoma
mammario
Giovanni
Simonetti
Università
di Roma, Tor Vergata
Le possibilità
diagnostiche di cui dispongono attualmente i Centri altamente qualificati di
Diagnostica Senologica, consentono una corretta valutazione pre-chirurgica
delle Pazienti al fine di attuare idonee strategie terapeutiche.
La RM
incide significativamente nella dimostrazione di eventuali multifocalità e
multicentricità lesionali, nello studio delle Pazienti con diagnosi o sospetto di carcinoma in mammelle strutturalmente
complesse, di difficile interpretazione alle indagini di I e II livello
(mammografia ed ecotomografia).
La RM
dinamica, ovvero con m.d.c., permette lo studio bilaterale delle mammelle e
l’individuazione di eventuali foci aggiuntivi, non visualizzabili
all’imaging convenzionale.
Come
dimostrato in letteratura, la RM, nella rilevazione di carcinoma mammario
invasivo, ha una specificità dell’89% (circa il 17% in più della sola
Mammografia) e del 40% in caso
di DCIS (versus il 37% della Mammografia). Anche la specificità
raggiunta da Mammografia ed Ecografia, accuratamente integrate, nei carcinomi
multifocali (26%) viene ampiamente superata dalla sola RM (67%).
La
diagnostica strumentale integrata (Mammografia, Ecografia e RM) raggiunge
valori di sensibilità pari al
94-99%, in caso di malattia multifocale e/o multicentrica, consentendo una
stadiazione precisa, che incide sul successivo approccio chirurgico, con
trattamenti conservativi e riduzione del numero di interventi esplorativi.
La RM, deve essere pertanto prevista come indagine indispensabile per una corretta stadiazione pre-operatoria, al fine di evitare eventuali re-interventi su foci addizionali di piccole dimensioni, nel caso di lesioni multifocali o multicentriche non correttamente individuate al momento della diagnosi pre-trattamento
Novembre
2004
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