U.O.
Medicina Fisica e Riabilitazione
Dipartimento di Scienze Neurologiche e Psichiatriche
Sezione di Medicina Fisica e Riabilitazione
Direttore: Gianfranco Megna
IL TRATTAMENTO RIABILITATIVO
E' ANCORA UNA OPZIONE?
Dr. E. Tripaldi, Dr. A. Amati, Dr. T. Cassano
Il tumore della mammella è una patologia in grado di
provocare disabilità importanti.
E’ nell’intervento chirurgico di asportazione del tumore e
dei linfonodi ascellari che si trova l’evento causa delle menomazioni
riportate dalle pazienti.
DATI EPIDEMIOLOGICI
Il
tumore mammario rappresenta il 20% di tutte le neoplasie maligne che interessano
le donne.
Le
fasce di età più colpite sono tra i 40-50 e 60-70 anni.
Le
donne occidentali sono più colpite rispetto alle donne che vivono nelle aree
povere del terzo mondo.
INTERVENTI CHIRURGICI
n
Mastectomia
totale o semplice;
n
Mastectomia
radicale secondo Halsted;
n
Mastectomia
radicale allargata;
n
Mastectomia
radicale bilaterale;
n
Quadrantectomia;
n
Tumerectomia.
Il trattamento rieducativo della mastectomia da neoplasia mammaria prevede
l’intervento multidisciplinare
di vari specialisti:
Chirurgo
Fisiatra
Oncologo
Radioterapista
Chirurgo plastico
Psicologo
Troppe
volte la paziente viene dimessa dall’ambiente chirurgico senza aver fruito di
un
intervento riabilitativo, per la scarsa familiarità
con la figura del fisiatra e
con
consigli generici.
L’ intervento riabilitativo precoce e
mirato previene l’insorgenza e/o
l’aggravamento delle complicanze
anatomo-funzionali legate ai processi demolitivi
dell’ intervento chirurgico.
perioperatorie;
Complicanze post-operatorie
precoci;
post-operatorie tardive.
TRATTAMENTO RIABILITATIVO
E’ legato al momento in cui intervengono
fisiatra e T.d.R.
prima dell’intervento
chirurgico:
( FASE PREOPERATORIA).
come conclusione e completamento
dell’ intervento chirurgico:
( FASE POST-OPERATORIA ).
FASE PRE-OPERATORIA
sostenere psicologicamente la paziente;
rassicurarla circa le sensazioni fisiche con le
quali
si
confronterà dopo l’ intervento (dolore, ferita);
informarla sul programma di recupero che
dovrà
seguire;
bilancio delle condizioni funzionali
premorbose
dell’articolazione
scapolo-omerale, della spalla,
del rachide
cervico-dorsale;
dimensioni dell’arto misurando la
circonferenza
del
braccio e dell’avambraccio, comparativamente;
ginnastica respiratoria indispensabile
nell’ immediato
post- operatorio: i mm. gran
dentato, piccolo e gran
pettorale sono importanti
nella inspirazione
forzata.
FASE POST-OPERATORIA
Il
trattamento dovrà cercare di:
combattere il dolore che è la nota dominante dopo
l’intervento;
far assumere posizione drenante
(sollevamento dell’arto in leggera abduzione ed
intrarotazione) per favorire il reflusso del
circolo ed eliminare il
senso di pesantezza;
evitare l’instaurarsi di aderenze cicatriziali e
retrazioni muscolari (massaggio di scollamento
della ferita);
prevenire le rigidità articolari provocate da ferite
e drenaggio (mobilizzazione precoce);
evitare l’ insorgenza del linfedema.
SEQUELE PERIOPERATORIE
Il
trattamento non necessita di un progetto riabilitativo
con obiettivi a lungo termine poiché la loro naturale
evoluzione è verso una risoluzione spontanea.
- linfedema post-operatorio
dovuto alla stasi linfatica.
- ipomobilità arto
superiore saldata ad alterazioni
capsulo-articolari secondarie
al suo posizionamento
in abduzione e rotazione esterna durante l’atto
chirurgico.
- ipostenia
e torpore dell’ arto superiore talvolta
associato alla anestesia della cavità ascellare,
anidrosi, sensazione di cuscinetto sotto l’ascella,
parestesie, dolore urente.
- sdr. “della
mammella fantasma”: la pz riferisce fin
dai primi giorni dopo l’ intervento dolore alla
mammella che in realtà non c’è , accompagnato
da formicolii, bruciori, tensione mammaria
simil pre-mestruale.
SEQUELE POST-OPERATORIE PRECOCI
Compaiono
entro due mesi dell’intervento.
-
Aderenze cicatriziali alla parete toracica,
(sindrome della “pelle troppo corta”) che limitano lo
scorrimento della cicatrice sui tessuti sottostanti
accompagnandosi a stasi linfatica e disestesia.
Talvolta è un vero cordone cicatriziale dovuto
all’ ipertrofia o alla brevità dell’incisione ascellare,
impedendo l’abduzione della spalla.
-
Scapola alata, per lesione transitoria o permanente
del nervo toracico lungo (C5-C6) che innerva il gran
dentato. Più frequente negli
interventi conservativi in
relazione alla ristrettezza del campo operatorio.
Il recupero avviene generalmente entro 12 mesi dalla
insorgenza, potendo però persistere lo scollamento
della scapola.
-
Alterazioni posturali del rachide e del cingolo
scapolare secondarie a
svuotamento ascellare dovute
a contrattura muscolare preesistente.
SEQUELE POST-OPERATORIE TARDIVE
Insorgono
anche a distanza di anni dall’ intervento.
Hanno
quasi sempre un carattere di cronicità e tendenza al peggioramento; complicanze
a lungo termine di radio
o chemioterapia, della chirurgia ricostruttiva.
Dolore della parete toracica e/o dell’arto superiore,
legati ad una
anomala organizzazione delle
cicatrici con formazione di
neuromi dei
nn. intercostale od intercostobrachiale;
Capsulite adesiva della spalla, per flogosi dei tessuti
articolari e periarticolari.
Linfedema, che rappresenta la più
comune ed
invalidante sequela post-chirurgica,
interessante
oltre il 60% delle pazienti operate.
Patie del plesso brachiale.
DOLORE
benigno:
Da lesione di grossi tronchi nervosi.
Si può
accompagnare a perdita delle funzioni sensitivo-motorie nel territorio
corrispondente ed a linfedema.
maligno:
Da compromissione
di varie strutture
(ossee,
muscolari, vasali, nervose). Inizialmente non sempre si associa a deficit
funzionali.
L’EDEMA DELL’ARTO SUPERIORE.
L’asportazione
dei vasi linfatici e delle stazioni linfonodali ascellari, ossia delle stazioni
di passaggio e di filtraggio della linfa non solo della mammella, ma di tutto
l’arto superiore, del tronco e parte dell’ addome, rende difficile il
ritorno linfatico dall’arto al torace, causando un ristagno di liquidi nel
tessuto dando luogo al linfedema.
L’approccio del fisiatra non può prescindere dalla
valutazione del tipo di intervento chirurgico eseguito sulla paziente in quanto
il linfedema
post-mastectomia è direttamente proporzionale al danno
inevitabile chirurgico delle vie linfatiche e delle stazioni linfoghiandolari.
Tempo di insorgenza variabile da casi precoci dopo 2-3 mesi
dall’intervento a casi tardivi, oltre 20 anni dopo l’intervento.
CAUSE SCATENANTI L’EDEMA
fattori locali
Si
distinguono in:
fattori generali
-
recidiva
locale della neoplasia
con occlusione dei vasi linfatici cutanei, sottocutanei,
e dei linfonodi locoregionali;
- linfangite reattiva
a lesione dell’arto
superiore ( microtraumi, punture di
insetti, graffio di gatto, etc.);
- compressione ab
estrinseco ( abiti, anelli, bracciali);
- terapia locale con
cortisonici (infiltrazione);
- terapia radiante;
- insorgenza
di patologie dell’arto superiore
che provocano ipomobilità (emiplegia, sindromi
algodistrofiche, periartropatia scapolo-omerale),
prolungato allettamento
- ostruzione al flusso
venoso legate a trombosi venosa
superficiale e profonda, tromboflebiti migranti.
I fattori
generali comprendono:
- condizioni di insufficienza renale e cardiaca;
- ipoproteinemia in caso di metastasi epatiche;
- deficit nutrizionali importanti;
- cachessia;
- utilizzo di farmaci quali: üCa-antagonisti,
ücorticosteroidi,
ü FANS.
LOCALIZZAZIONE LINFEDEMA
Variabile è la
localizzazione che può essere
distribuita a
tutto l’arto fino alla spalla
(linfedema
globale);
o solo ad una
parte di esso
(linfedema
localizzato):
- mano;
- avambraccio;
- mano-avambraccio
(linfedema distale);
-
solo
braccio (linfedema prossimale).
L’arto
edematoso si presenta in genere con cute sottile, translucida, tesa,
eritematosa
o sub-cianotica.
Il
segno della fovea è marcato e tende a mantenersi a lungo. Possono comparire
vescicole, fissurazioni cutanee, infezioni fungine e batteriche.
Il
dolore è quasi sempre presente, a volte può precedere di mesi la comparsa del
linfedema.
E’
per lo più di tipo neuropatico, associato ad alterazioni sensitive ed ipostenia
per coinvolgimento del plesso brachiale.
INDAGINI STRUMENTALI
Per una più
accurata valutazione di questo tipo di complicanze l’iter diagnostico
comprende diverse tecniche diagnostiche strumentali.
- Ecografia: è
possibile misurare lo spessore del tessuto sottocu-
taneo e del tessuto
muscolare dell’ arto affetto comparandoli
con gli spessori rilevati nell’ arto controlaterale, prima, durante
ed al termine del trattamento riabilitativo.
- RMN e TC:
offrono pochi vantaggi
e risultano certamente più
indaginose e costose.
- Linfoscintigrafia:
in grado di fornire informazioni
qualitative e
quantitative sulla integrità dei collettori linfatici e dei
linfonodi,
della funzionalità del circolo. Mettere in evidenza eventuali
anomalie congenite od
acquisite che possono giustificare
la
insorgenza del linfedema.
TRATTAMENTO DEL LINFEDEMA
-
cura della pelle
-
terapia manuale (drenaggio
linfatico)
- terapia contenitiva
(bendaggio, supporti elastici guanti,
bracciale );
- terapia meccanica (pressoterapia
sequenziale);
- terapia
farmacologica;
- fisiokinesiterapia:
esercizi respiratori (per azione
aspirante e drenante sui linfonodi addominali),
stretcking distrettuale;
rieducazione posturale globale;
- terapia dietetica
(dieta iposodica, ipolipidica,
ipoproteica);
- educazione ed
addestramento della paziente alla
gestione del grosso braccio
e all’ applicazione
di
una importante serie di norme.
Il trattamento riabilitativo precoce del linfedema resta
l’arma più efficace a disposizione del Fisiatra.
Gli interventi riabilitativi sono individuali e personalizzati
variabili in relazione al
tipo di linfedema e della pz. stessa.
Come in tutte le patologie ad andamento cronico anche nel
linfedema si rendono necessarie trattamenti nelle fasi di attacco e nelle fasi
di mantenimento.
Nella prima fase del trattamento i risultati sono sempre
positivi,
ma l’andamento cronico evolutivo della patologia e la scarsa
compliance della paziente rendono difficile mantenere tali risultati.
PROGETTO RIABILITATIVO
Definizione
del team riabilitativo: Fisiatra, Terapista, Infermiere, Psicologo, Paziente;
Chirurgo, Oncologo, Radioterpista.
Ruolo
del team: individuare, attuare e verificare, anche in itinere,
il percorso riabilitativo.
Responsabile
del progetto: Medico Fisiatra.
Outcome
funzionale: recupero dell’autonomia nelle ADL primarie e secondarie.
Prevenzione di menomazioni secondarie: grosso braccio, spalla gelata.
Outcome
sociale: ripresa del proprio ruolo coniugale, familiare e lavorativo.
Valutazione
delle problematiche della pz. con adeguate scale di misurazione.
Comunicazione:
nell’ambito del Team, con il pz. e con i familiari.
Obiettivi:
a breve, medio e lungo termine con esplicitati i responsabili ed i tempi di
raggiungimento.
Programmi
riabilitativi: drenaggio linfatico manuale, bendaggio elastocompressivo,
pressoterapia sequenziale progressiva, sostegno psicologico, addestramento alla
cura della cute del braccio.
Verifica
dei risultati: comparazione delle misurazioni
ingresso- dimissione.
(Dott. M. Ricci
U.O. Med. Riab. Az. Osp. Umberto I Ancona)
BILANCIO
FISIOCHINESITERAPICO
-
localizzazione
dell’ edema
con valutazione della
consistenza dello
stesso, misurazioni delle
dimensioni
dell’ arto mediante metodiche
comparative
( anche
in condizioni normali vi sono
differenze tra l’ arto
dominante e quello
non
dominante ).
- bilancio
muscolare e della funzionalità della
articolazione scapolo-omerale;
- bilancio delle
eventuali algie e turbe sensitive;
- adeguata
valutazione delle pat. concomitanti
( neuropatie, osteartropatie ).
TERAPIA FARMACOLOGICA
Finalità
della terapia farmacologica:
n
rimozione
delle componenti idriche e proteiche
che ristagnano nell’ interstizio;
n
prevenzione della fibrotizzazione
dell’edema;
n
prevenzione e cura di complicanze
linfangitiche.
FARMACI
α-benzopironi: (cumarina
per os od applicata localmente
sottoforma di talco) riducono il volume dell’arto, della sensazione di
tensione e pesantezza, del turgore tissutale, della temperatura cutanea.
γ-benzopironi: (bioflavonoidi,
diosmina, rutina, esperidina) agiscono sulla permeabilità microvascolare e
filtrazione capillare.
Estratti
Naturali: (centella asiatica, ippocastano, mirtillo, vitae rossa) azione
antiedemigena attraverso la riduzione della permeabilità capillare.
Anticoagulanti:
(Eparina a basso P.M.), farmaci di scelta per il trattamento e la prevenzione
delle trombosi venose profonde.
Profibrinolitici:
glicosaminoglicani (eparansolfato, defibrotide, mesoglicano) azione
antitrombotica a livello del microcircolo.
Diuretici:
sono in grado di rimuovere, solo la componente idrica dell’edema.
L’incremento delle proteine interstiziali che ne deriva richiama per effetto
osmotico altro liquido innescando un circolo vizioso di automantenimento della
stasi linfatica. Farmaci di scelta in corso di terapia con FANS e/o
corticosteroidi.
Antibiotici
ed antinfiammatori: trattamento di elezione delle complicanze (infiammatorie
acute , linfangiti, eresipela, infezioni favorite dal ristagno della linfa, da
scarsa igiene, da dermatiti, infezioni fungine locali). Gli antibiotici più
impiegati sono: penicillina, cefalosporine, macrolidi, da somministrare a
dosaggio pieno e per non meno di 7/10 giorni. Associare sempre un
antinfiammatorio.
KINESITERAPIA
Riveste un ruolo importante nel trattamento combinato del
linfedema favorendo la circolazione linfatica attraverso il potenziamento del
lavoro muscolare del distretto
interessato dall’edema.
Gli
esercizi di mobilizzazione attiva agiscono
stimolando la linfomotricità
ed il riassorbimento del
liquido interstiziale.
Gli esercizi programmati nel progetto riabilitativo
individuale devono
essere eseguiti quotidianamente dalla paziente:
la donna deve essere essa stessa terapista.
Da soggetto
passivo, bisognoso di cure deve trasformarsi in soggetto attivo impegnato con
tutte le sue risorse psicomotorie.
LINFODRENAGGIO MANUALE
E’ una tecnica di massaggio che attraverso manovre
specifiche favorisce il riassorbimento della linfa stagnante dai tessuti
interstiziali dell’arto verso eventuali circoli collaterali.
I cicli possono essere ripetuti 2-3 volte l’anno in rapporto
ai risultati ottenuti.
In
caso di linfedema di media e grave entità
è indispensabile far seguire al trattamento
un BENDAGGIO COMPRESSIVO.
Le due tecniche sono direttamente complementari.
L’utilizzo di una sola delle due nel linfedema medio
e grave è destinato a non avere successo.
LINFODRENAGGIO STRUMENTALE
La pressoterapia
sequenziale ad aria è una tecnica di drenaggio linfatico, che utilizza il
meccanismo fisiologico della
“vis a
tergo” e della contrazione muscolare, per favorire la progressione della linfa
in senso disto-prossimale.
PRESSOTERAPIA SEQUENZIALE AD ARIA
TERAPIE FISICHE
Vacuumterapia: è un sistema di massoterapia
strumentale. Tra
le sue indicazioni
principali:
-
fenomeni cicatriziali retraenti
della cute,
-
edemi post traumatici
-
edemi
post-intervento.
TERAPIE FISICHE
Ultrasuoni:
producono
- effetti
termici,
accelerazione del flusso
linfatico
con azione antalgica;
- effetti non termici e
meccanici
con micromassaggio profondo
ad azione fibrinolitica utile nel
contrastare l’evoluzione
fibrotica dei linfedemi cronici.
NORME IGIENICO COMPORTAMENTALI
-
Non indossare abiti e gioielli che facciano laccio o
strozzature al polso od in ascella;
-
Non tagliarsi, ferirsi o scottarsi, in caso contrario
disinfettare bene e
coprire la
ferita. L’ arto operato
ha ridotte
difese immunitarie ed i
processi
di cicatrizzazione possono essere più prolungati.
-
Evitare l’ esposizione a fonti di
calore: ferro da stiro, forno,
sauna, bagno turco, sabbiature, fanghi,etc.
-
Evitare l’esposizione al sole nelle ore più calde, utilizzando
creme solari con protezione “alta”.
-
Evitare l’uso di reggiseni con spalline troppo strette
(a qs livello esiste una via collaterale di scarico della linfa)
e con “ferretto”.
-
Evitare di portare pesi e compiere lavori pesanti e
ripetitivi; ( spazzolare, lavare i pavimenti, vetri etc.);
-
Usare rasoi
elettrici o creme
anallergici per la
depilazione;
-
Non misurare la pressione e non effettuare prelievi
sull’arto interessato;
-
Evitare di tagliare le cuticole in corso di manicure;
-
Usare sempre i guanti di gomma durante i lavori
domestici o di giardinaggio;
-
Evitare il contatto con sostanze irritanti
(candeggina, acidi );
-
In caso
di arrossamento dell’ arto
( linfangite )
dopo una
puntura di insetto od una ferita consultare
il medico per una corretta terapia antibiotica.
-
Evitare di affaticare l’arto, in caso di pesantezza
dopo che si è lavorato troppo
a lungo, riposare
l’ arto in posizione anti-declive (su un cuscino
tenendo l’arto all’altezza
della spalla);
-
In caso
di comparsa
di gonfiore
localizzato,
consultare il medico;
-
Evitare l’ eccessivo aumento di
peso, adottare
un regime ipocalorico,
normoglucidico,
normoproteico (carne,pesce,etc.), ipolipidico
(grassi di origine vegetale), ricco di fibre, vitamine
A ed E e di minerali (
selenio, zinco, magnesio )
ad azione antiflogistica.
ASPETTO PSICOLOGICO FINALIZZATO AL RECUPERO
Tutta
l’evoluzione della patologia è
accompagnata da una inevitabile condizione
psicologica consistente in:
-
ansia e paura della malattia
-
negazione della stessa
-
alterazione del tono dell’umore
-
alterazione del comportamento sessuale
-
alterazione del comportamento familiare
-
alterazione dell’immagine di sé
-
incertezza per il proprio futuro.
La depressione del tono fondamentale dell’umore potrebbe
inficiare in tutte le fasi del programma il momento riabilitativo.
Utile l’ incontro tramite associazioni di pazienti
mastectomizzate al fine di affrontare lo stato di malattia con un minimo di
serenità e l’accettazione della malattia fondamentale passaggio verso la
definitiva guarigione.
Il chirurgo,
l’oncologo, il radioterapista hanno il compito di garantire una più lunga
sopravvivenza nelle pazienti operate per tumore al seno.
Compito del fisiatra e della intera équipe riabilitativa è
quello di consentire la migliore
qualità della sopravvivenza garantendo il pieno recupero sul
piano fisico, psichico e sociale.